Nella mattinata di sabato 6 giugno, al termine dell’incontro pubblico “Insieme c’è una bella differenza”, organizzato dal Comune di Reggio Emilia a Palazzo Dossetti per presentare il Piano d’azione locale per l’equità, esponenti di Fratelli d’Italia hanno distribuito volantini – lasciati anche nei cestini delle biciclette parcheggiate davanti alla sede universitaria che ospitava il convegno – contro l’assessora comunale alle politiche educative Marwa Mahmoud.
“Assessora Mahmoud, Reggio Emilia non è razzista”, si legge sul volantino. E ancora: “Basta fake news, basta ideologia”, con accanto una foto dell’assessora e, appena sotto, i loghi di Fratelli d’Italia e di Gioventù Nazionale, la giovanile del partito di Giorgia Meloni.
A stretto giro è arrivata anche la replica dell’assessora, affidata ai suoi canali social: “Vorrei raccontarvi la meraviglia del confronto di stamattina, dell’incontro che abbiamo costruito nell’Aula Magna di Palazzo Dossetti: per quattro ore amministratori locali, esponenti del mondo accademico, esperti, funzionari e gestori dei servizi, associazioni e organizzazioni della società civile si sono confrontati sulle politiche, sui dati e sulle prospettive di lavoro che vedono Reggio Emilia tra i territori che hanno assunto indicazioni ricevute dalle Istituzioni Europee, dal Governo italiano e regionale”.
“E invece – lamenta Mahmoud – devo parlare di un attacco codardo, pensato per scatenare odio e speculazione nei miei confronti. Un attacco che vuole colpirmi per quella che sono e che rappresento, non per ciò che faccio”.
“Non ho mai detto che i reggiani siano razzisti, né che Reggio lo sia”, si difende l’assessora: “Ho sempre detto il contrario: siamo una città aperta, solidale, accogliente e l’incontro di stamattina ne è una delle tante dimostrazioni. Ma voglio tranquillizzare Gioventù nazionale e Fratelli d’Italia: se pensano di agire nell’impunità e al di sopra della legge, si sbagliano”.
“Le politiche hanno il diritto di essere discusse, criticate, modificate. Ma questo deve avvenire in un contesto di dialogo, confronto e rispetto in cui le persone non devono diventare obiettivi di minacce, insulti, esclusione. Crediamo che questi metodi non siano degni della storia ma anche del presente per una comunità come quella reggiana”.
“Questi attacchi”, conclude Mahmoud, “non mi piegheranno e non fermeranno il mio lavoro. Perché non è un lavoro singolo: è il lavoro di una città, Reggio Emilia, che è migliore di come la rappresentano”.







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