Orrori reggiani (di Alberto Guarnieri)

principessa Kate Middleton esce dal municipio di Reggio Emilia – FLKP

Ho visto cose che noi umani, specie reggiani, non dovremmo vedere mai. Ho visto il sindaco della città, che nulla ha imparato dall’orrenda figura fatta con Francesca Albanese, consegnare la massima onorificenza cittadina alla principessa del Galles, che tale è non per nascita, ma per aver sposato – dopo averlo tampinato al punto di cambiare facoltà e rimanere ferma un anno per poterlo frequentare – il futuro re d’Inghilterra. Per non farsi mancare niente, il sindaco ha attribuito alla dinastia Windsor, creata artificiosamente come molti sanno, la scrittura della Magna Charta.

Intanto fuori dal municipio, che ben diversi migliori primi cittadini ha ospitato, una moltitudine di reggiani si accalcava dietro le transenne per poter offrire al passaggio della principessa i propri pargoli da baciare. Inneggiavano alla nuova regina di cuori, cioè all’erede di quella sciagurata che sposò l’attuale re ignorando (o facendo finta di ignorare) che il di lui cuore era già impegnato e finendo poi a sputtanare la monarchia con scudieri e maggiordomi, fino a risorgere nella popolarità grazie a – o per colpa di – uno sciagurato incidente.

Secondo il direttore di questo sito, certamente più acuto di me, tutto ciò ha a che fare col desiderio di vivere in questi tempi grami una favola. Non posso che concordare, anche se di favole ne esistono di molto migliori. Ma debbo dire, dopo anni di peregrinazioni per motivi di lavoro che mi hanno portato in altre quattro città, che tutto ciò ha anche, se non soprattutto, un nome più semplice: provincialismo.

“Piccola città, bastardo posto, appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via”, canta Guccini a proposito di Modena. Ho vissuto a Reggio trent’anni, le voglio bene, ma questo non mi impedisce di commentare caustico – ma con un sorriso, per carità, all’angolo della bocca – vicende come queste.

Che la Kiev d’Italia diventasse monarchica, anche se magari solo per un giorno, è un bel paradosso che non mi aspettavo. Ma forse, ribadisco, ha ragione Nicola Fangareggi. Abbiamo tre guerre, premi Nobel per la pace imprigionati nei loro Paesi, una crisi economica bestiale, dobbiamo pur consolarci. Ma con Kate… come dice un’altra canzone, “davvero speravo in qualcosa di meglio”.

Chi non condivide queste riflessioni, e credo saranno in molti, per tornare al Blade Runner dell’incipit, le consideri lacrime nella pioggia.

È il primo pezzo della mia collaborazione a questa testata, magari sarà l’ultimo.

 

Alberto Guarnieri



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