Era stato denunciato nel marzo del 2025 con l’accusa di maltrattamenti in famiglia continuati e aggravati (per essere stati commessi davanti ai figli minori e nei confronti della figlia minorenne), con contestuale divieto di avvicinamento alle vittime (e braccialetto elettronico), ma a distanza di nemmeno un anno si è reso necessario un aggravamento delle misure a suo carico.
L’uomo, 63 anni, residente nel capoluogo reggiano, ha infatti ripetutamente violato le prescrizioni del giudice, avvicinando la moglie sotto casa nonostante il divieto, cercando di contattarla con numerose telefonate (anche trenta al giorno), messaggi di testo e messaggi vocali, tanto che la donna si è vista costretta a bloccare il contatto del marito sullo smartphone per non essere più importunata. Non solo: secondo le indagini, l’uomo si sarebbe anche presentato sul posto di lavoro della moglie per parlarle, e una volta lì avrebbe tentato di impedirle di allontanarsi in auto facendole pressioni e intimidendola.
Tutte condotte che sono state puntualmente segnalate dai carabinieri alla Procura reggiana, che alla luce di quanto emerso ha chiesto e ottenuto l’aggravamento della misura a carico del sessantatreenne: divieto di dimora nel territorio dell’intera provincia di Reggio Emilia, provvedimento che gli è stato notificato il 25 febbraio scorso.
Un mese dopo si è concluso anche l’iter giudiziario che lo vedeva imputato. L’uomo, riconosciuto colpevole lo scorso novembre delle condotte maltrattanti che gli venivano contestate, è stato condannato dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio a un anno, nove mesi e venti giorni di reclusione. La sentenza è divenuta esecutiva il 20 marzo scorso, facendo scattare l’ordine di carcerazione: a quel punto l’uomo è stato rintracciato, dichiarato in arresto e portato nel carcere di Reggio, dove dovrà scontare la pena.






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