Il comitato: “La diga di Vetto rischia di diventare un problema strutturale per l’Enza”

incontro comitato Salviamo l’Enza circolo Arci Pontenuovo – CSE

Sabato 21 marzo il circolo Arci Pontenovo di San Polo d’Enza ha ospitato un incontro promosso dal comitato Salviamo l’Enza per discutere del progetto della diga di Vetto, delle sue conseguenze sul fiume e delle ricadute ambientali, territoriali e sociali dell’opera: un appuntamento che ha riunito cittadini, attivisti e realtà del territorio in un dibattito che ha messo al centro la difesa dell’ecosistema dell’Enza.

“Il progetto della diga di Vetto viene raccontato come una risposta moderna, ma rischia di produrre un impatto pesantissimo su un ecosistema delicato come quello dell’Enza”, secondo Duilio Cangiari: “Quando si interviene in modo così invasivo sul corso di un fiume si modificano equilibri naturali costruiti in decenni, si altera la biodiversità e si espongono i territori a conseguenze che non possono essere liquidate come effetti collaterali”.

Alle preoccupazioni ambientali e civiche si aggiungono poi anche rilievi tecnici precisi. Nelle osservazioni presentate sul progetto, l’Ordine dei geologi dell’Emilia-Romagna ha segnalato la presenza di criticità geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche tali da richiedere approfondimenti ulteriori prima di qualsiasi decisione definitiva. In particolare vengono richiamate: la presenza di frane attive e quiescenti; le criticità della stretta di Vetto; possibili interferenze con lo sbarramento; incongruenze nell’analisi delle acque sotterranee.

Nel corso del procedimento sono arrivate 47 osservazioni complessive, “a conferma”, sottolinea il comitato Salviamo l’Enza, “di un quadro tutt’altro che chiuso”.

“Non si può affrontare la crisi climatica con risposte vecchie, centralistiche e ad alto impatto”, sostiene Cangiari: “Oggi servono manutenzione del territorio, risparmio idrico, tutela dei bacini naturali, investimenti diffusi e sostenibili: non grandi opere che rischiano di compromettere in modo permanente il paesaggio e il funzionamento ecologico di un’intera valle. Difendere l’Enza significa difendere un bene comune, non solo un corso d’acqua: il rischio è quello di sacrificare un patrimonio ambientale unico a un progetto che continua a sollevare interrogativi profondi sulla sua sostenibilità reale. Per questo la mobilitazione deve andare avanti, con ancora più determinazione”.

Parallelamente al percorso di informazione e mobilitazione del comitato, prosegue anche la raccolta firme contro l’opera: ogni sabato, dalle 9 alle 13, è attivo un banchetto in piazza Fontanesi, a Reggio Emilia, per sostenere la campagna.



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