Venerdì 20 marzo alle 18 nella Sala del Capitano del popolo dell’Hotel Posta, a Reggio Emilia, sarà presentato il nuovo numero (n. 190) di Reggio Storia, lo storico trimestrale di arte e cultura fondato da Gino Badini e diretto da Fabio Cocconcelli.
Il fascicolo del trimestre gennaio-marzo si apre con una suggestiva immagine (di Giuliano Bianchini) della Pietra di Bismantova in copertina e offre un ricco programma di ricerche che spaziano dall’età romana alla contemporaneità, confermandosi come punto di riferimento per la storiografia locale.
“Il Colonnello Carlo Gastinelli” di Alberto Carlo Alberti celebra una figura di spicco della Cavalleria italiana a 90 anni dalla sua scomparsa in Eritrea. Se ne delinea la carriera militare, dagli esordi a Modena alla Grande Guerra, evidenziando il profondo legame con Reggio e la villa di Coviolo, dove la vedova Elena Benizzi istituì l’asilo a lui intitolato.
“Paesaggi sepolcrali romani a Regium Lepidi” di Jacopo Moretti analizza la necropoli orientale dell’antica Reggio, situata lungo la via Emilia tra San Maurizio e San Lazzaro. L’autore ricostruisce l’assetto delle oltre 300 tombe rinvenute e il successivo riutilizzo medievale e rinascimentale dei marmi romani, come nel caso delle valorizzazioni operate dai Malaguzzi al Mauriziano.
“Carpineti 1447/8: la paura della riconquista viscontea” di Giuseppe Giovanelli esamina la crisi difensiva dell’Appennino reggiano alla morte di Filippo Maria Visconti. Attraverso documenti e un raro inventario disegnato, emergono le precarie condizioni della rocca di Carpineti e la vita quotidiana della sua guarnigione multietnica, in perenne attesa di un attacco milanese.
“Incisori reggiani alla scuola di Paolo Toschi” di Mariachiara Bianchi getta luce sui talenti reggiani come Belloli, Canossini e Delfini, formatisi nell’Ottocento presso la celebre scuola parmense di Toschi. Tra prestigiose commissioni internazionali e gravi problemi di vista causati dal minuzioso lavoro sul rame, viene celebrata un’arte che rese Reggio famosa in Europa.
“Il Liber focorum di Quattro Castella” di Gabriele Fabbrici prosegue l’analisi onomastica sul registro fiscale del 1315, focalizzata sui nomi personali e sulla nascita dei cognomi. L’indagine svela radici germaniche, bibliche e soprannomi legati a mestieri o difetti fisici, offrendo un quadro prezioso delle gerarchie sociali e delle origini familiari nella zona pedemontana.
“La guerra del pesce del 1627” di Giovanni Santelli narra di un insolito conflitto di confine tra Brescello e Viadana che scoppiò nel 1627 per i diritti di pesca nelle lanche ghiacciate del Po. La disputa degenerò in scontro armato con l’uso di artiglieria pesante, per risolversi infine solo grazie a una piena del fiume che “cancellò” fisicamente l’oggetto della contesa.
“Beata Alcuina Indusiati: tra storia e devozione” di Mirko Bertolini indaga la figura della francescana del XV secolo, chiarendo le varianti del nome e le vicende della sua nobile famiglia. Il saggio ripercorre il secolare pellegrinaggio delle sue reliquie tra le varie chiese di Reggio e Novellara, fino all’attuale collocazione nel Sacrario della Cattedrale.
“Il colera del 1855 nelle spigolature d’archivio” di P. Luosi e A. M. Vinsani rilegge l’epidemia di “morbo asiatico” a Reggio attraverso i documenti della Curia. L’articolo descrive le criticità igieniche del tempo e la rete di solidarietà attivata dal vescovo Raffaelli per sostenere le famiglie indigenti colpite dal contagio, memoria tramandata dalle formelle votive ancora visibili in città.
“Vasi liturgici per Nicea: eccellenza reggiana” di Fernando Miele illustra il significato e l’opera dell’orafo reggiano Giuliano Tincani, autore del calice e della patena donati da papa Leone XIV alla Turchia nel 2025. Carichi di simbolismo teologico per i 1.700 anni del Concilio di Nicea, questi vasi rappresentano un esempio altissimo di artigianato locale prestato alla diplomazia religiosa.
Completano il numero 190 di Reggio Storia le consuete rubriche.
“La Ruscarōla: dialetto e tradizioni” di Giuliano Bagnoli inaugura una nuova serie sul dialetto reggiano partendo dalla “ruscarōla”, ossia la pattumiera. Tra etimologia e antropologia, l’autore recupera proverbi e tradizioni legati ai ritmi contadini e alle preghiere serali, confrontando la saggezza latina medievale con la schiettezza della maschera di Sandròun Sigòla.
In “Musicisti reggiani in attività” di Federico Braglia viene intervistato il batterista Claudio Tirelli, ripercorrendo cinquant’anni di carriera tra vinili e rock dal vivo. Il pezzo riflette sulla scena musicale reggiana dagli anni Ottanta a oggi e sulla musica come forma d’arte emozionale che supera i tecnicismi, influenzata dalle grandi esperienze della vita.
Infine nelle “Strade di Reggio”, la rubrica odonomastica di Fabrizio Anceschi, si analizzano tre arterie del centro: via Malta, legata ai Cavalieri dell’Ordine; via Manfredi, sede di un maestoso palazzo quattrocentesco e di un’antica pesa pubblica; via Mari, dominata da Palazzo da Mosto, già sede dell’asilo Manodori. Se ne ripercorrono trasformazioni urbanistiche e vicende storiche.






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