Reggio, SOS dei residenti del quartiere stazione: “Si respira un clima di crescente impunità”

quartiere stazione Reggio scritta capannone Reggiane – FM

Non sembra esserci pace per le persone che abitano nella zona della stazione ferroviaria storica di Reggio Emilia.

Il comitato RE.RE. (Rete residenti quartiere stazione) ha messo in fila gli episodi avvenuti negli ultimi giorni: prima l’individuo entrato nel cortile della casa dell’avvocato Bottone con un trapano portatile per rubare qualcosa (“colto sul fatto, ha terrorizzato i presenti con minacce di vendetta”); poi l’aggressione a una barista, colpita con due pugni da un individuo che da giorni si presentava davanti al bar a disturbare, sputando contro le vetrine (“la donna ha sporto denuncia, non vuole esporsi per non avere problemi, ma il soggetto, identificato, staziona ancora indisturbato in zona”); infine, nel pomeriggio di giovedì 26 febbraio, la spiacevole situazione in cui è incappata una donna (Federica F.) mentre rientrava a casa dal lavoro.

È lei stessa a raccontare cosa è successo: “Ero su via Emilia Ospizio, poco prima di via Mirabello, quando un individuo in bicicletta si è avvicinato alle strisce pedonali e mi ha rivolto un gesto e uno sguardo chiaramente provocatori. Subito dopo ha lanciato la bicicletta verso la mia auto: non mi ha colpita, ma è caduta dietro di me, sulle strisce. A quel punto è risalito rapidamente in sella e ha cominciato a inseguirmi in modo insistente e aggressivo. Per sicurezza ho cambiato più volte percorso: via Ruscelloni, via Vecchi, via Emilia, riuscendo ad allontanarmi solo perché la strada era libera; se mi fossi fermata, mi avrebbe sicuramente raggiunto”.

“Credevo avesse desistito, ma poco dopo, percorrendo di nuovo via Vecchi, all’altezza di via Pirondi, me lo sono ritrovato davanti: ha lanciato nuovamente la bicicletta sulla carreggiata, bloccandomi il passaggio, e si è avvicinato all’auto con atteggiamento minaccioso. Ho suonato il clacson e fatto retromarcia, e in quel momento un passante mi ha fatto cenno di allontanarmi per evitare conseguenze peggiori. Ho chiamato il 112, mi sono fermata all’inizio di via Vecchi e lì ho atteso la Polizia municipale che, dopo aver raccolto la mia testimonianza, mi ha seguito fino a casa”.

Per il comitato Re.Re. nonostante la forte presenza delle forze dell’ordine sul territorio “si respira un clima di crescente impunità: c’è la percezione che chi mette in pericolo gli altri possa farlo senza temere conseguenze reali, ed è questo che alimenta comportamenti sempre più aggressivi e sconsiderati. Non sono casi isolati: sono ulteriori segnali di un quartiere che sta vivendo una deriva preoccupante e che richiede interventi concreti, immediati e non più rimandabili”.

Il comitato ha accolto positivamente l’annuncio del Comune sul potenziamento del sistema di videosorveglianza del quartiere, ma “le telecamere sono utili solo se realmente monitorate e utilizzate. Installarle non basta: occorre che vengano integrate in un sistema di controllo rapido ed efficace, capace di prevenire comportamenti pericolosi e di intervenire tempestivamente quando necessario. Installarle e basta non protegge nessuno. È fondamentale che chi vive e lavora nel quartiere possa sentirsi davvero tutelato”.

Sulla stessa linea anche Federica F.: “La Polizia municipale è stata molto disponibile e veloce nell’intervento. Gli agenti mi hanno ascoltata con attenzione, hanno raccolto la mia testimonianza e mi hanno sollecitata a richiamare immediatamente in caso di necessità. Ma resta una domanda inevitabile: se tutte le telecamere presenti nel quartiere venissero realmente utilizzate in situazioni come questa? Potrebbero rivedere ciò che ho dichiarato, verificare se i fatti si sono svolti esattamente come li ho riportati, identificare l’individuo e convocarlo almeno per un ammonimento, qualora la mia versione venisse confermata. E allo stesso tempo, proprio grazie alle immagini, potrebbero anche accertare se io abbia in qualche modo amplificato il problema e, in quel caso, richiamare me per aver fatto intervenire una pattuglia inutilmente”.

Il comitato Re.Re. ha accolto con soddisfazione anche la recente chiusura del passaggio in fondo a via Chiesi, “un intervento atteso che ha risolto un punto critico. Ma non possiamo ignorare la conseguenza più probabile: se non si affrontano i comportamenti problematici alla radice, il problema non scompare. Si sposta. Da una via all’altra, da un angolo del quartiere al successivo”.

Il sindaco Massari, come ricordano gli stessi residenti, ha ribadito in diverse occasioni che la sicurezza non è una competenza diretta del Comune: “Ma è altrettanto vero che siede al tavolo del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica insieme al prefetto e alle forze dell’ordine, ed è quindi parte attiva dei processi decisionali che riguardano il territorio. Non solo: il sindaco rappresenta una coalizione politica e può esercitare un ruolo di pressione istituzionale anche a livello governativo, affinché vengano adottate norme più efficaci e strumenti realmente operativi per chi deve intervenire sul campo”.



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