Nel 2025 in provincia di Reggio è stata di +1,2% la variazione media (rispetto al 2024) registrata dall’indice Istat dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), che misura l’aumento dei prezzi da un anno all’altro: una crescita un po’ più marcata rispetto alla rilevazione dell’anno precedente, ma leggermente inferiore a quelle registrate a livello regionale (+1,4%) e nazionale (+1,5%).
Secondo le analisi della Camera di commercio dell’Emilia, la provincia reggiana rientra tra quelle che in Emilia-Romagna hanno fatto segnare gli aumenti più contenuti: solo in quelle di Forlì-Cesena e di Parma la situazione complessiva è stata migliore che a Reggio, con una crescita dei prezzi che si è fermata a +1%.
“Un dato positivo”, secondo il presidente della Camera di commercio dell’Emilia Stefano Landi, “che però, come sempre, va analizzato nelle sue diverse componenti per comprendere quali siano stati gli impatti effettivi sulle spese delle famiglie”.
Ed è proprio scavando più a fondo che i numeri diventano meno rassicuranti. A fronte di una media generale che è appunto di +1,2%, infatti, le famiglie reggiane hanno dovuto far fronte a rincari in alcuni casi decisamente superiori alla media: a partire dagli alimentari e dalle bevande analcoliche, i cui prezzi lo scorso anno sono saliti del 3,4% rispetto al 2024.
Tra gli altri capitoli di spesa che hanno fatto registrare aumenti di prezzo superiori all’indice generale ci sono i servizi ricettivi e di ristorazione (+2,5%), la categoria degli “altri beni e servizi” (+2,4%), le bevande alcoliche e i tabacchi (+2%), i servizi sanitari e le spese per la salute (+1,8%), l’istruzione (+1,6%) e infine il comparto abbigliamento e calzature (+1,4%).
Sempre rimanendo nell’area dei beni i cui prezzi sono comunque aumentati nel 2025, i rincari sono risultati quanto meno al di sotto della media provinciale per quel che riguarda ricreazione, spettacoli e cultura (+1%) e mobili, articoli e servizi per la casa (+0,2%).
Prezzi in diminuzione, invece, per quanto riguarda le comunicazioni (-6,1%) e i trasporti (-0,6%), oltre a un leggerissimo, praticamente impercettibile calo di quelli relativi ad abitazione, acqua, elettricità, gas e altri combustibili (-0,1%).
Aprile e giugno 2025 sono stati, in termini tendenziali, i mesi con il più alto indice dei prezzi (+1,7%), trainato ad aprile dall’aumento dei costi per l’abitazione e le relative
utenze (+3,8%), a giugno invece dalle spese per i servizi ricettivi e di ristorazione (+5,8%). Sul fronte opposto, invece, gli aumenti di prezzo minori sono stati registrati ad agosto, ottobre e novembre (+0,7%): proprio in questi mesi dell’anno si sono registrate tre diminuzioni consecutive (-2,9%, -3% e -2,1%) per le spese per la casa e l’energia, con un saldo – su questo capitolo – che a fine anno si è appiattito arrivando a -0,1%.
“Il reddito disponibile per le famiglie dovrebbe in ogni caso aumentare in termini reali”, secondo Landi, anche se “è evidente che l’erosione si registra in misura maggiore proprio su alcuni dei più importanti capitoli di spesa dei nuclei familiari”. In prospettiva, conclude il presidente della Camera di commercio dell’Emilia, “occorrerà maggiore vigilanza e serviranno interventi per far sì che l’aumento dei prezzi non annulli un aumento del reddito disponibile per le famiglie che nel 2026 è previsto essere del 2,7%, rispetto al +3,5% del 2025”.







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