Martedì 20 gennaio c’erano anche tanti agricoltori reggiani tra quelli che hanno manifestato davanti al Parlamento europeo a Strasburgo, in Francia, partecipando alla grande mobilitazione del settore agricolo contro l’accordo Ue-Mercosur, il patto commerciale tra l’Unione europea e il mercato comune sudamericano (di cui fanno parte cinque Paesi: Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay) firmato di recente in Paraguay – ma ancora in attesa di ratifica.
Una presenza guidata, tra gli altri, dal presidente di Cia Reggio Emilia Lorenzo Catellani e dal direttore della Confederazione italiana agricoltori Fabio Pedocchi, che hanno accompagnato gli imprenditori agricoli del territorio reggiano per portare le loro richieste direttamente in Europa.
Catellani parla di “momento decisivo” per le imprese reggiane, reduci da anni difficili affrontati però “con sacrificio, responsabilità e continui investimenti in qualità, tracciabilità e sostenibilità”. Per la Cia di Reggio, l’accordo così come è stato proposto “non è accettabile”, perché consentirebbe l’ingresso sul mercato europeo di prodotti “che non rispettano minimamente i nostri standard sanitari, ambientali e di sicurezza alimentare”. Il rischio, secondo Catellani, è quello di compromettere la competitività dell’agricoltura europea, italiana e quindi anche reggiana: “Non possiamo competere con chi non ha le nostre regole. A Bruxelles abbiamo portato le nostre storie nelle scorse settimane, oggi le ribadiamo a Strasburgo. Non chiediamo privilegi, chiediamo equità”.
Sulla stessa linea il direttore Pedocchi: “Accetteremo il Mercosur solo alle nostre condizioni. Senza reciprocità vera e controlli serrati non può esserci accordo”.
In piazza è intervenuto anche il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini, che ha sottolineato i dati più allarmanti legati all’intesa. Per l’associazione, l’accordo potrebbe mettere a rischio fino a 40.000 posti di lavoro nell’agroalimentare europeo, colpendo in particolare zootecnia e risicoltura. Tra i principali timori c’è l’impatto sui prezzi: con i Paesi del Mercosur che producono 38,5 milioni di tonnellate di carne, contro i 3,3 milioni dell’Italia, l’eliminazione dei dazi potrebbe mettere sotto forte pressione le filiere nazionali. Analoga la situazione per ortofrutta e riso, comparti dove la concorrenza a basso costo del Sudamerica rischierebbe di comprimere i margini delle aziende italiane e ridurre la competitività sui mercati esteri.
A pesare c’è anche la questione dei controlli, con episodi (come il recente audit europeo che ha evidenziato l’arrivo in Europa di carne non conforme, contenente l’ormone estradiolo 17-beta, nonostante la sospensione volontaria delle esportazioni da parte del Brasile) che metterebbero in discussione non solo la sicurezza delle importazioni, ma anche la fiducia dei consumatori nei confronti delle filiere italiane, che pure rispettano standard molto più severi.






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