Amo San Francesco e la meraviglia eterna di Assisi, e penso che la sua memoria non abbia certo bisogno di una nuova festività per ricordarne la grandezza.
Con la tredicesima festa comandata il calendario civile si allunga, mentre quello produttivo si accorcia. E l’Italia, che già lavora poco e cresce meno, sceglie ancora la via facile della sosta, del ponte, della rendita di inattività. La bassa produzione non si corregge fermandosi, ma facendo il contrario: più crescita, più lavoro, più reddito, più occupazione. Questo è l’interesse generale, il benessere di tutti.
Ogni nuova festa nazionale non è un dono, ma un peso. Semmai, qualche festività in eccesso andrebbe ridotta, per ridare fiato ai conti pubblici e slancio all’economia. San Francesco non ne avrebbe a male: lui che scelse la povertà, non avrebbe mai chiesto anche l’ozio.







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No mi dispiace Reggio è pure Matildica e tutto lo fa ancora sentire... persino la famiglia materna di Loris Malaguzzi lo dimostra. Nobiltà di mente