La Diocesi di Reggio e Guastalla è in lutto per la morte di don Franco Rossi: il sacerdote si è spento nel pomeriggio di martedì 8 aprile all’età di ottantanove anni all’ospedale di Montecchio Emilia, dov’era stato ricoverato a inizio aprile per un malore improvviso.
La camera ardente è allestita a partire dalle ore 10.30 di mercoledì 9 aprile nel santuario di Pontenovo, dove alle 20.30 sarà recitato il rosario in suffragio del defunto. Il funerale sarà celebrato giovedì 10 aprile alle 15.30 nella chiesa parrocchiale del Castello a San Polo d’Enza; la messa sarà presieduta dall’arcivescovo diocesano Giacomo Morandi.
Nato a Leguigno, frazione di Casina, il 17 ottobre del 1935, originario della parrocchia di San Donnino di Marola, era stato ordinato presbitero il 29 giugno 1961, ricevendo come primo incarico – per alcuni mesi – quello di vicario cooperatore a Fontanaluccia. Si era poi fermato in montagna in seguito alla nomina di parroco prima a Carù, sempre nel 1961, e poi a Sologno, dal 1966.
Nel 1972 fu inviato come parroco a Villa Cadè, dove è rimasto per oltre quarant’anni, fino al 2013, organizzando numerose iniziative a beneficio dei parrocchiani di varie generazioni.
A partire dal 2003 ha esercitato anche l’ufficio di amministratore parrocchiale di Gaida. Tra il 2013 e il 2015 don Rossi è stato poi collaboratore pastorale nella zona di San Polo d’Enza, Compiano, Borzano e Vedriano, e fino al 2023 ha prestato servizio nell’unità pastorale denominata “Terre del Perdono”, oggi retta dal parroco don Carlo Menozzi.
Il 30 marzo scorso aveva attivamente partecipato alla commemorazione di Colombaia di Carpineti, nel settantesimo anniversario dell’eccidio in cui, insieme a Giovanni Munarini, rimase ucciso anche Afro Rossi, il padre del sacerdote.
Fino agli ultimi tempi, come ha ricordato don Carlo Menozzi, don Franco Rossi “è stato un collaboratore dallo spirito giovanile, determinato a visitare le persone, anche nelle parrocchie più in quota dell’unità pastorale: amava camminare perché, diceva, gli dava la possibilità di incontrare più gente. Don Franco si è dimostrato innamorato del suo sacerdozio e, finché ha potuto e nonostante gli acciacchi dovuti all’età, ha offerto la sua disponibilità per celebrare la santa Messa, preparando accuratamente l’omelia domenicale”.
Proprio per la sua tenacia e per l’amore per il contatto con i fedeli, non aveva mai voluto farsi ricoverare in una casa protetta.






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