Si è tenuta mercoledì in carcere a Modena l’udienza di convalida dell’arresto di Andrea Paltrinieri, l’ingegnere 48enne che lunedì si è presentato alla caserma del comando provinciale dei carabinieri per confessare di aver ucciso la moglie Anna Sviridenko, 41enne bielorussa, il cui cadavere era nel furgone parcheggiato proprio di fronte al comando provinciale.
Paltrinieri è indagato per omicidio volontario pluriaggravato in quanto il delitto è avvenuto contro un coniuge e con premeditazione.
“Anna era una delle migliori allieve della scuola di specializzazione”. Pietro Torricelli, direttore del dipartimento di attività integrata di Radiologia dell’azienda ospedaliero universitaria di Modena ha così ricordato Anna Sviridenko.
“Aveva già conseguito una specializzazione in medicina nucleare per cui aveva esercitato presso l’Università di Innsbruck (Austria) producendo anche un’attività scientifica molto rilevante che continuava a produrre perché aveva mantenuto i rapporti originari con l’Università – spiega Torricelli – Qui da noi era entrata nel 2022, perché aveva fatto la scelta di prendere anche la specializzazione in radio diagnostica e frequentava perciò i nostri reparti ed i nostri servizi con enorme profitto”.
“Era una ragazza solare, riservata ma estremamente disponibile – continua nel suo ricordo – Professionalmente ineccepibile e volenterosa. Per noi è stato uno choc. Qualcosa che ci ha sconvolto e provato in maniera fortissima. Di lei ho un ricordo positivo sia dal punto di vista professionale che umano”.
Sabato mattina, al Policlinico di Modena, è stato l’ultimo turno di lavoro di Anna. “È stato il suo ultimo turno di servizio qui da noi – ricorda Anna Maria Pecchi, professoressa associata in Radiologia -. Eravamo al centro senologico. Una mattinata impegnativa perché era sabato e abbiamo avuto casi difficili. Lei è stata accanto a me dall’inizio alla fine del turno, sempre con il sorriso. Era lei che diceva ‘dai prof che lavoriamo bene, ce la facciamo’. Aveva sempre uno spirito propositivo e il sorriso. Lei era così. Non l’ho mai vista, nei due anni che è stata qui con noi, non sorridente. Persona positiva”.
“Siamo increduli – continua Pecchi – Il reparto è sotto choc, una perdita umana e professionale, perché era molto brava. Nel dettaglio non abbiamo mai parlato della sua vita personale, parlavamo invece di cose da mamma. Io che l’ho vista per ultima sono incredula. Non aveva mai parlato con me dell’affido o della battaglia legale”.






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