La mostra che abbiamo allestito con i materiali presenti nell’Archivio Storico della Fai Reggiana (ASFAR) rappresenta uno spaccato della vivacità culturale e politica di quel periodo storico, che sembra così lontano, ma che, nello stesso tempo, sentiamo così vicino proprio per quelle pratiche e quei valori che ha messo in campo.
Un periodo storico che partì dai primi anni ’60 per chiudersi alla fine degli anni ’70 con il cosiddetto movimento del ’77 che qui non prenderemo in considerazione per ragioni di spazio; un movimento che da quell’anno prese il nome, caratterizzato da una forte conflittualità con venature creative, irriverenti e “trasversali”, nonostante la sua breve durata.
La lunga stagione politica, rappresentata all’interno della mostra, ha visto un protagonismo giovanile molto pronunciato tanto nella militanza politica quanto nell’elaborazione culturale, sviluppando una ricchezza editoriale che si esplicitò attraverso migliaia di riviste della nuova sinistra.
Possiamo stimare in 500.000 giovani, quelli che iniziarono a fare politica dal basso e in prima persona, seppur con sensibilità ideologiche differenti, rovesciando gli schemi burocratici dei vecchi partiti del dopoguerra che si fondavano sulla gerarchia e sulla delega.
Il ’68 studentesco e il ’69 operaio innescarono un ciclo di lotte così radicali da spaventare il governo e il padronato, che risposero con la Strategia della Tensione, attraverso l’utilizzo della manovalanza fascista, culminata con la bomba di piazza Fontana e il successivo assassinio del compagno Giuseppe Pinelli.
L’intelligenza collettiva del movimento, con una massiccia campagna di controinformazione su tutto il territorio nazionale (condotta anche da avvocati, giornalisti, attori, scrittori, artisti ecc), riuscì in breve tempo a smascherare le menzogne del potere anche attraverso alcune riviste presenti nella mostra.
Con questa esposizione abbiamo cercato di dare conto di tutte le aree politiche di questo vasto arcipelago riconducibile alla sinistra extra-parlamentare (comprese le sue componenti minoritarie), ma anche alla sinistra anti-parlamentare che aveva un ancoraggio storico nel lontano passato.
Sono presenti, fra le altre, le riviste degli anarchici, degli operaisti, delle femministe, della nuova sinistra, dei marxisti – leninisti, della sinistra comunista e dell’autonomia operaia; senza dimenticare la controcultura che attraversa parte di questi materiali evidenziando originali tendenze come i beat, i provos e gli hippies che, a volte, anticiparono il cosiddetto Biennio Rosso (’68-’69).
Per citare solo qualche testata: A Rivista Anarchica, Avanguardia Operaia, Classe e Stato, Controinformazione, Contropiano, L’Erba Voglio, Lotta Continua, Il Manifesto, Le Operaie della Casa, Il Pane e le Rose, Potere Operaio, Quaderni Rossi, Quarta Internazionale, Re Nudo, Rosso, Viva il Comunismo, Volontà.
Vista l’importanza dell’esposizione, abbiamo voluto accompagnare la mostra con una decina repertori bibliografici editati principalmente dal Centro di Documentazione di Pistoia che consentiranno nel futuro più prossimo di fare nuovi approfondimenti su quegli anni formidabili.
ARCHIVIO STORICO DELLA FAI REGGIANA






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