Il cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, sul Corriere, ha difeso la posizione assunta dall’arcivescovo di Reggio Emilia Giacomo Morandi che nei giorni scorsi, con una lettera, ha imposto a chi ha assunto incarichi nelle parrocchie (catechisti, lettori, consiglieri pastorali) di sospendere il proprio servizio in caso di candidatura alle prossime elezioni di giugno. Lo scritto aveva fatto da subito discutere, tanto che Confcooperative per prima ha chiesto al monsignore di ripensarci.
Ha detto il cardinale Matteo Zuppi al Corriere della sera: “Non si fanno riunioni di partito in parrocchia, mi sembra una questione di buon senso”. E ha continuato spiegando che la chiesa “non fa direttamente politica, non c’è né deve esserci nessun tipo di collateralismo, ma questo non contraddice in alcun modo il fatto che chieda a tutti di occuparsi degli altri, di impegnarsi in politica e di farla bene secondo i principi del magistero, e cioè pensando solo al bene comune”.

Infine Zuppi ha voluto rimarcare che non si tratta affatto di un ‘non expedit’ come quello espresso da Pio IX. Anzi le disposizioni del vescovo di Reggio Emilia monsignor Giacomo Morandi, dispiaciuto che la “lettera riservata ai parroci sia stata strumentalizzata a fini impropri e polemici”, rappresentano un aiuto per una scelta libera e responsabile “nella consapevolezza che sia il ministero ecclesiale sia l’impegno politico chiedono un coinvolgimento totalizzante di tempo e risorse, dunque è bene siano nettamente distinti”.
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