“Noi oggi siamo qui per ricordare e non dimenticare i tanti fratelli e sorelle che si impegnarono e persero la loro vita in difesa della libertà di tutti”: così ha affermato l’arcivescovo Giacomo questa mattina in Ghiara nell’omelia della Santa Messa presieduta in occasione della Festa della Liberazione. Erano presenti autorità civili e militari e rappresentanze d’arma.
Mons. Morandi ha sottolineato che, pur provenendo da esperienze diverse, cattolici e laici si trovarono uniti in difesa della libertà e contro un’ideologia che aveva calpestato e combattuto i diritti inalienabili e costitutivi della dignità della persona. Dunque, una memoria condivisa.
La festa della Liberazione coincide con quella liturgica di San Marco, “segretario” di San Pietro e primo evangelista, che volle consegnare nel suo vangelo una ricostruzione fedele, solida, viva dell’insegnamento di Gesù: i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua predicazione. In Marco c’era la preoccupazione di trasmettere una testimonianza, una storia che non poteva essere dimentica, né poteva essere consegnata con ricostruzioni parziali e riduttive.
Altrettanto vale per la nostra storia recente, ha sottolineato mons. Morandi. “Siamo chiamati a trasmettere – come l’evangelista Marco – questa memoria; non possiamo disperdere il tanto bene di questi uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita”.
Il “fare memoria”, lo studio della storia di una comunità civile e religiosa sono una tematica ricorrente nel magistero dell’arcivescovo Giacomo.
E al riguardo ha citato una efficace frase che suo fratello Emanuele, prematuramente scomparso, aveva posto sulla porta del suo studio all’Università: “Studiare senza pensare è inutile, ma pensare senza studiare è pericoloso”.
La conoscenza della storia è indispensabile, anche per non ripetere errori; infatti, “sappiamo bene che la memoria sia sul piano personale che su quello sociale è indispensabile”.
Gar







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Abitando a Reggio Emilia , o come la chiamo io Peggio Emilia, condivido pienamente quanto scritto da Alberto Guarnieri. Complimenti anche per la prosa
Speriamo!
Non la conosco, ma quanto snobismo nelle sue parole... da vero provinciale. E insultare i morti, beh... Siamo provinciali, è vero, ma non fingiamo di […]
Dopo l' omaggio ad una certa albanese, il nostro vessillo finisce leggermente svalutato
ma come mai in tutte le foto i bambini sono caucasici ? Non e' neanche lontanamente la fotografia "reale" di Reggio e dell'Italia di oggi..... quando accompagno