È iniziato oggi il Convegno internazionale dedicato alle esperienze di Welfare Culturale realizzate a Reggio Emilia dal 2017, promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani insieme alla Regione Emilia-Romagna, al Comune di Reggio Emilia e a Farmacie Comunali Riunite, con la collaborazione scientifica dell’Università di Modena e Reggio Emilia.
Oltre 300 le presenze accreditate, una trentina i relatori che interverranno nelle giornate di venerdì e sabato. È un’importante occasione per analizzare tutte quelle pratiche che, grazie alla specifica metodologia, all’intenzionalità politica e alla continuità e trasversalità istituzionale con cui sono state attivate, hanno consentito la realizzazione di modelli che si sono rivelati altamente efficaci e capaci di incidere nella vita delle comunità.
Questa prima giornata ha posto in evidenza alcuni elementi organizzativi e operativi affinché “welfare culturale”, oggi tema presente nelle agende delle principali città italiane ed europee, non rimanga un concetto sterile o astratto. Innanzitutto, emerge la necessità di una regia di sistema e, successivamente, la capacità di progettare tra discipline, competenze, modalità diverse ma finalmente focalizzate su una convinzione precisa: arte e cultura non hanno a che fare solo con l’economia e il tempo libero, ma soprattutto con lo sviluppo integrale delle persone, il benessere e la salute degli individui e delle comunità. Comunità culturalmente e artisticamente attive sono comunità più sane, sotto tutti i punti di vista, anche quello economico.
Nella giornata di domani queste convinzioni saranno supportate dall’evidenza della statistica e della misurazione scientifica, per concludere con la visione programmatica di politiche a favore dello sviluppo di nuove competenze e nuove risorse da impiegare con sguardo sistemico.
A questo link si può leggere e scaricare il position paper a cura di Lisa Bigliardi, Veronica Ceinar, Ilaria Gentilini, Rosa Di Lecce, Leonardo Morsiani, Flaviano Zandonai e Davide Zanichelli.
È un documento che, a partire dell’esperienza di Reggio Emilia, raccoglie riflessioni e proposte volte a comprendere il ruolo di produzioni culturali che, lavorando con le fragilità sociali, contribuiscono a innovare il welfare e, ancora oltre, a ripensare l’identità urbana.






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