“Noi oggi siamo qui per ricordare e non dimenticare i tanti fratelli e sorelle che si impegnarono e persero la loro vita in difesa della libertà di tutti”: così ha affermato l’arcivescovo Giacomo questa mattina in Ghiara nell’omelia della Santa Messa presieduta in occasione della Festa della Liberazione. Erano presenti autorità civili e militari e rappresentanze d’arma.
Mons. Morandi ha sottolineato che, pur provenendo da esperienze diverse, cattolici e laici si trovarono uniti in difesa della libertà e contro un’ideologia che aveva calpestato e combattuto i diritti inalienabili e costitutivi della dignità della persona. Dunque, una memoria condivisa.
La festa della Liberazione coincide con quella liturgica di San Marco, “segretario” di San Pietro e primo evangelista, che volle consegnare nel suo vangelo una ricostruzione fedele, solida, viva dell’insegnamento di Gesù: i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua predicazione. In Marco c’era la preoccupazione di trasmettere una testimonianza, una storia che non poteva essere dimentica, né poteva essere consegnata con ricostruzioni parziali e riduttive.
Altrettanto vale per la nostra storia recente, ha sottolineato mons. Morandi. “Siamo chiamati a trasmettere – come l’evangelista Marco – questa memoria; non possiamo disperdere il tanto bene di questi uomini e donne che hanno sacrificato la loro vita”.
Il “fare memoria”, lo studio della storia di una comunità civile e religiosa sono una tematica ricorrente nel magistero dell’arcivescovo Giacomo.
E al riguardo ha citato una efficace frase che suo fratello Emanuele, prematuramente scomparso, aveva posto sulla porta del suo studio all’Università: “Studiare senza pensare è inutile, ma pensare senza studiare è pericoloso”.
La conoscenza della storia è indispensabile, anche per non ripetere errori; infatti, “sappiamo bene che la memoria sia sul piano personale che su quello sociale è indispensabile”.
Gar






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