Nei giorni scorsi sono entrati in un istituto penitenziario della nostra regione due bambini di 7 e di 17 mesi con le loro mamme: una per scontare una pena di venti giorni, l’altra per un provvedimento di custodia cautelare.
“Si continua ad assumere decisioni e a valutare situazioni senza tenere ben presenti le esigenze specifiche dei bambini connesse alla loro crescita, i diritti sanciti da norme internazionali e nazionali, in particolare l’interesse superiore del fanciullo che, come indicato dall’articolo 3 della Convenzione Onu, deve orientare tutte le scelte relative alle persone di minore età”, hanno rimarcato i una nota la Garante per l’infanzia e l’adolescenza, Clede Maria Garavini, il Garante dei detenuti, Marcello Marighelli.

“Anche nelle carceri della nostra regione- specificano poi i due garanti- alcuni bambini continuano a essere presenti e trascorrono periodi più o meno lunghi, assieme alle loro mamme, in spazi ristretti, poveri e disfunzionali: limitati nei movimenti, nelle possibilità di sviluppo, a contatto con un mondo adulto, con un’organizzazione e con un sistema di relazioni che non aiutano ad allenare le competenze e a favorire l’evoluzione nei diversi ambiti”.
“Il silenzio delle istituzioni preposte a modificare la situazione, l’assenza di azioni concrete e di passi significativi in direzione di quanto, peraltro, indicato dalla normativa in materia (la legge 62 del 21 aprile 2011 prevede l’istituzione di case famiglia protette, per evitare del tutto l’ingresso dei bambini in carcere) ci porta a evidenziare il permanere delle condizioni di forte disagio in cui vivono alcuni bambini della nostra regione. Sollecitiamo, quindi, gli interventi necessari in applicazione, appunto, di quanto già stabilito dall’apposita legislazione”. Così Garavini e Marighelli, che concludono il loro intervento con un appello accorato.






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