Le interviste impossibili

Fra Diavolo

 

Buongiorno signor Cartellone, come va questa campagna elettorale?
Ma cosa vuole che ne sappia io?
Sono qui sotto il sole, mezzo arrugginito e senza che nessuno mi degni più di un’affissione o di uno sguardo.
Ho ancora esposto i manifesti di due elezioni fa.
(il Cartellone fa una faccia triste)

Non si abbatta signor Cartellone, verranno tempi migliori.
Mavalà! Se continua così quelli da abbattere, il prossimo giro, saremo noi Cartelloni.
(il Cartellone fa una faccia preoccupata)

Non esageri…
Siamo diventati strumenti inservibili di una politica che non c’è più.
Un po’ come le lettere o le cartoline: chi scrive più una lettera o una cartolina oggi?
(il Cartellone fa una faccia ancora più triste)

In effetti…
WhatsApp, sms, Twitter: tutte cose destinate ad essere consumate subito e poi cancellate.
TikTok non è il rumore di una campagna elettorale fatta “porta a porta”, ma un’altra diavoleria social.
La memoria storica affidata a YouTube?
Mah!
(il Cartellone fa una faccia pensierosa)

Nostalgia, eh?
Certo. Mi ricordo ancora della battaglia per il referendum sul divorzio del 1974: ogni tre giorni un manifesto nuovo e la gente che si fermava davanti a noi a discutere e a dibattere.
Eravamo un punto di riferimento.

…e poi?
…e poi i manifesti dei partiti politici coi loro simboli in primo piano e non solo quelli con le immagini dei segretari, come succede adesso.
Falce e martello, scudocrociato, sole dell’avvenire: c’erano i partiti allora!
(il Cartellone fa una faccia sorridente)

E adesso, invece?
Adesso il termine “partito” evoca più che altro un verbo al participio passato.
(il Cartellone fa una faccia furbetta)

Bè, alla prossima, allora.
Ma quale prossima?
Triste, solitario y final.
(il Cartellone fa una faccia disillusa)

F.D.



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