Zaky prigioniero, Regione: subito scarcerato

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Il Tribunale del Cairo ha disposto altri 45 giorni di custodia cautelare per Patrick Zaky, il giovane studente dell’Università di Bologna arrestato in Egitto il 7 febbraio per il suo lavoro in favore dei diritti umani e per le sue opinioni politiche, senza alcun motivo legale. La notizia è uscita poche ore fa.

La presidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna, Emma Petitti, che segue da vicino la vicenda dichiara: “Da mesi si sta ripetendo il solito film: uno snervante prolungamento della detenzione del giovane, che procede a ritmo di poche settimane alla volta, e che sembra mirare all’obiettivo di gettare nel dimenticatoio la sua storia. E’ necessario fare ogni sforzo possibile per scongiurare questa eventualità, che sarebbe gravissima, non solo nei confronti di Zaki, ma di tutti i ragazzi e le ragazze ingiustamente privati della loro libertà per le loro idee e opinioni. Se così dovesse essere, sarebbe un fallimento collettivo delle istituzioni che non possono chiudere gli occhi. Dobbiamo continuare a insistere nel chiedere la sua scarcerazione e a mantenere alta l’attenzione sul caso”.

“Il Comune di Bologna e il rettore dell’Università di Bologna Francesco Ubertini- prosegue Emma Petitti- sin dalle prime battute si sono impegnati in questa direzione e hanno lanciato messaggi per far sì che questa vicenda non finisca nell’oblio. Da ultimo ricordo la seduta del consiglio comunale in cui è stata conferita la cittadinanza onoraria di Bologna a Patrick. Due mesi fa, inoltre, in qualità di Presidente dell’Assemblea Legislativa regionale, avevo inviato una lettera all’ambasciatore italiano in Egitto per avere aggiornamenti sulle condizioni di salute del ragazzo e chiedere che venisse scarcerato in tempi rapidi. Non è possibile che un giovane sia in prigione da ormai sei mesi per il suo attivismo politico e sostegno ai diritti Lgbt, in barba a qualsiasi principio democratico. La sua sete di conoscenza non può essere motivo di tanto dolore. E’ necessario che le istituzioni, a tutti i livelli, compiano ogni passo possibile per ottenere giustizia, attraverso un’azione audace e sinergica. Un sistema civile e democratico non può accettare quello che sta accadendo”.