Nel Pd emiliano il referendum sulla giustizia ha prodotto un miracolo di disciplina: tutti per il No. Senza esitazioni, senza distinguo, senza l’inutile fastidio del pensiero autonomo.
Il Sì? Ammesso solo in forma clandestina. Se proprio ti scappa, fallo nel segreto dell’urna e poi torna composto, come se nulla fosse. Qui non si sbaglia mai in pubblico. Qui si sopravvive. Più che un partito, una caserma. Linea unica, postura rigida, sguardi allineati. Non serve nemmeno l’ordine esplicito: basta l’aria che tira. Il primo che alzasse la manina verrebbe fucilato all’istante. Metaforicamente, certo. Ma con grande efficienza.
E i riformisti? Se esistono, sono accucciati. Zitti, immobili, addestrati. Non per convinzione, ma per carriera. Perché nel Pd di oggi il coraggio è un lusso, l’opportunismo una competenza di base. Un tempo si discuteva. Oggi si osserva la linea e si adegua il tono. Tutto molto democratico. Tendenza Nord Corea.






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