Superiamo l’orizzonte, ma ci perdiamo

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Kant descriveva la figura del limite, principalmente con due parole, Schranke e Grenze.
Spero che Kant non abbia a male il mio prendere in prestito due parole, concetti che egli stesso utilizza per delimitare e descrivere il suo mondo filosofico. Grenze ha il significato di limite superabile, Schranke di orizzonte, che ogni volta che lo avvicini si allontana.
I limiti superabili sono essenziali nel vivere quotidiano, essi infatti ci permettono di darci degli obiettivi superabili, sono come dei confini di stato che possiamo attraversare, per poi averne altri; immaginiamo di voler andare a Berlino: dal Friuli Venezia Giulia attraverso il confine con l’Italia e l’Austria e poi da quest’ultima attraverso il confine e giungo in Germania per poi arrivare alla meta.
L’orizzonte invece è come quando da bambino seguivo la luna dal finestrino dell’auto di mio papà, quando tornavamo a casa con il buio, ogni volta che pensavo di avvicinarla essa si allontanava, era un gioco che mi permetteva di osservare il tragitto mantenendo sempre un orizzonte. Oppure viaggiando con un’imbarcazione immagina di contemplare l’orizzonte e ogni volta che pensi di raggiungerlo esso si allontana.
I Grenzen nel ciclo di vita forniscono degli step che osservando la mia vita ho superato, per esempio sono morto al feto che ero nella pancia di mia madre, sono morto a quel bambino per divenire adolescente e vivere le mie prime emozioni intense, sono morto a quest’ultimo per diventare uomo e avere i primi rapporti sessuali e poi anche un’esperienza lavorativa, sono morto a tali esperienze poi per avere dei figli. Sono tutti limiti superabili che comunque sempre riverberano la loro funzione di superabilità.
Gli Schranken nella vita di un individuo sono gli orizzonti invalicabili e indimostrabili come l’esistenza o la non esistenza di Dio per alcuni, l’esistenza o la non esistenza del Bene, l’esistenza o la non esistenza della Vita, l’esistenza o la non esistenza dell’Anima. Potrei continuare, perché come gli Schranken i Granzen sono molteplici, sono quelle certezza che danno il senso al vivere quotidiano, l’assenza di questi producono un’esperienza simile a trovarsi al centro di una giungla equatoriale senza alcuna esperienza di come cavarsela. Accade anche che alcuni limiti valicabili divengano invalicabili, appunto perché non c’è un orizzonte di pensiero che contiene e direziona l’esperienza.
L’orizzonte, la capacità di focalizzarlo viene fornito da persone che durante il corso della nostra vita sono state in grado di essere un esempio, una guida per scrutare lontano, per me lo sono stati mio padre, mia madre, mia zia, alcuni professori, alcuni amici, le mie compagne, i Maestri che ho ed ho avuto, la fortuna di riconoscerli ed essere riconosciuto da loro.
La difficoltà di molti adolescenti, e tale fase per molti di noi in quest’epoca si estende fino agli ottant’anni, è non avere avuto persone che fossero di riferimento per loro o che fornissero una differenziazione fra Granze e Schranke, fra un orizzonte di pensiero e i limiti fattuali che ogni giorno si superano, i piccoli grandi obiettivi raggiungibili.
Per esempio una coincidenza propria del nostro mondo fra Schranke e Grenze è l’avere ogni cosa che il web ci propone. Ciò provoca una compulsione nell’avere, che non è mai sazia, non c’è possibilità di fermarsi a guardare l’orizzonte di senso, tutto diviene utilizzabile, come i prodotti anche i rapporti umani.
La medicina che guarirebbe molti di noi sarebbe quella di avere un orizzonte di senso, una stella, una luna, un sole da seguire; troppo spesso seguiamo limiti passeggeri, cosa accade quando li raggiungiamo? Il nostro orizzonte di senso si infrange, siamo persi, non sappiamo dove andare e siamo con il desiderio alla ricerca di un altro oggetto da frantumare, non c’è distanza fra il nostro orizzonte di pensiero e ciò che ogni giorno ingurgitiamo e superiamo per le nostra sopravvivenza.
Molte patologie psichiatriche si producono da come ci rapportiamo nei confronti di orizzonte e limiti, nel confondere il loro significato.
Dalla confusione dei due concetti si produce una mancanza di direzione, un non sapere qual è la rotta da seguire, il diventare schiavi dell’utilizzabile, del fruibile con facilità, non si riconoscono più le figure di riferimento, si perde la rotta.



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  1. Gianna Dal Borgo

    Per fortuna, grazie ai maestri della mia vita, sono approdata all’essenziale e ciò mi dà gioia e serenità. Grazie Corvo


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