Il settore manifatturiero reggiano continua a vivere una fase di marcata debolezza. È questo il quadro che emerge dall’ultima indagine congiunturale condotta dal Centro studi di Confindustria Reggio Emilia, con un secondo trimestre 2025 negativo su tutti i fronti: produzione (-1,8%), fatturato (-4,7%) e occupazione (-0,8%). A preoccupare è soprattutto il crollo dell’export: -8,2%, a fronte di una flessione molto più contenuta (-1,6%) sul mercato interno.
Il rallentamento è stato alimentato da una serie di fattori: la contrazione della domanda estera, le note tensioni geopolitiche, l’incertezza causata dalle politiche protezionistiche degli Stati Uniti in alcuni comparti strategici e la persistente instabilità dei mercati internazionali. In questo contesto, le imprese reggiane si trovano ad affrontare difficoltà crescenti nel mantenere competitività e volumi produttivi.

Anche gli scenari per il terzo trimestre dell’anno non sembrano lasciar intravedere particolari spiragli di ripresa. La maggior parte delle aziende reggiane prevede una sostanziale stazionarietà per quanto riguarda produzione (nel 71% dei casi), ordini (57,9%) e occupazione (78,9%). Resta significativa, tuttavia, anche la quota di imprese che si attende un ulteriore peggioramento, in particolare per quanto riguarda gli ordini esteri (29,9%) e la produzione (21,1%). Solo il 7,9% del campione ipotizza un possibile aumento dell’attività produttiva.

I risultati dell’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre del 2025, dunque, “confermano un rallentamento che non può più essere considerato episodico”, ha ammesso la presidente di Confindustria Reggio Roberta Anceschi: “Le nostre imprese stanno affrontando una fase di profonda incertezza, aggravata da un contesto internazionale sempre più instabile. I dazi imposti dagli Stati Uniti su settori strategici europei stanno penalizzando direttamente il nostro export, colpendo filiere manifatturiere ad alto valore aggiunto. A questo si sommano le difficoltà strutturali dell’Europa, ancora priva di una politica industriale comune e rallentata da decisioni frammentarie e tardive”.
In questo scenario, la mancanza di segnali di inversione di tendenza rischia seriamente di trasformare la debolezza congiunturale in una stagnazione strutturale. La contrazione simultanea di produzione, fatturato ed export, unita a previsioni improntate perlopiù alla prudenza o al pessimismo, evidenzia la necessità urgente di misure concrete.
“Ribadiamo l’urgenza di interventi mirati per sostenere la competitività delle imprese italiane”, ha concluso Anceschi: “Serve un’azione coordinata tra governo, Unione Europea e mondo produttivo per garantire stabilità, incentivare gli investimenti e rilanciare l’accesso ai mercati internazionali. Senza una risposta forte e condivisa, rischiamo un deterioramento duraturo della capacità produttiva e occupazionale della nostra manifattura”.






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