Caro Direttore,
quando la marea ha incominciato a montare, verso la fine di febbraio ho pensato che ci sarebbe stato un disperato bisogno di personale infermieristico lungo le corsie: si ventilava già il restringimento della nostra attività nel pubblico alle sole urgenze ed ho suggerito in Consiglio dell’Ordine – di cui sono membro- ed alla nostra USL di utilizzare noi odontoiatri come unità di supporto per risparmiare personale infermieristico necessario altrove . L’Azienda ha accettato il suggerimento e ci ha chiesto di offrirci volontari per varie attività: la maggior parte di noi si è offerta di andare a fare tamponi; il dentista infatti ha manualità, lavora sempre all’interno della bocca ed è più abituato di altri colleghi medici all’utilizzo dei dpi . Ho anche offerto ripetutamente alla Azienda di lanciare un reclutamento volontario fra i nostri Soci, se le necessità lo richiedevano.
Abbiamo ricevuto una breve formazione teorico- pratica e dalla metà del mese di marzo abbiamo cominciato, coprendo tutta la provincia, dal Po all’alto Appennino: a domicilio, nelle RSA, e poi nei drive-through ospedalieri. Così, in breve tempo, siamo diventati la provincia con il più alto numero di tamponi effettuati nella nostra Regione: e la maggior parte delle squadre, era composta da dentisti.
Sempre verso la fine di febbraio, la mia preoccupazione è stata per i soci, e per possibili problemi che avrebbero potuto incontrare nella loro attività e con i loro dipendenti: il mio consiglio provinciale si è impegnato a reperire, con notevole difficoltà, mascherine FFP2, garantendone una piccola scorta ad ogni socio, quando ancora si ignorava se ed a cosa sarebbero servite, al fine di poter garantire la assoluta sicurezza agli operatori ed ai pazienti.
Ho letto di italiani che si sentono inutili e non sanno cosa fare; non è stato il nostro caso : qui ogni giorno facciamo almeno 700 tamponi nei drive through , o a domicilio o in RSA; si torna a casa veramente stanchi ma con il cuore davvero ricolmo di gratitudine.
Il fattore umano fa la differenza in un momento in cui si sta ancora affrontando l’emergenza Covid-19.Ci si sente utili non solo perché si ottempera all’articolo 9 del Codice Deontologico (“In caso di calamità il medico deve mettersi a disposizione delle autorità”), ma soprattutto perché si percepisce il calore della gente che ti sente vicino: è umanamente impagabile.
Lo stesso calore che ha azzerato le differenze di ruolo e grado nella catena di comando sanitaria. Lo sforzo globale è stato di tutto il personale sanitario. Così come è divenuto normale sentirsi nel cuore della notte con il dott. Ragni o con la dott.ssa Marchesi -dirigenti AUSL- per confrontarsi su problemi pratici della nostra attività. Questo è lo spirito con cui tutti stiamo vivendo la nostra resistenza.
Quello che vedo oggi, nella nostra città e nella nostra provincia, è un gigantesco sforzo corale di solidarietà: la popolazione si stringe attorno ai propri sanitari, effettua donazioni, fa sentire il proprio calore, supporto, gratitudine, anche con piccoli, inestimabili gesti.
Cambiano i valori e le priorità: una parola di conforto, una battuta scherzosa o un sorriso di incoraggiamento sono un “valore aggiunto” che le persone percepiscono ed apprezzano. La vita, i rapporti umani, ritornano all’essenza delle cose.
Per il futuro, mi auguro che tutto questo sia di lezione a questo Paese, che si torni per quanto possibile a distinguere ciò che è importante da ciò che è futile, ciò che serve alla società, da ciò che è inutile, cartaccia, insulsa burocrazia. Nella tempesta, si è riusciti a lasciare queste cose da parte, e spero che si riescano a seppellire per sempre quando tornerà la quiete.
Il mio pensiero grato va ai veri “normali” eroi di questi tempi: le OSS e gli operatori delle RSA, per tutto l’amore che dedicano ai nostri vecchi, confinati da settimane in stanza senza poter vedere i propri cari; agli infermieri e medici degli ospedali, che si fanno turni anche di dodici ore, senza un minuto di riposo, neppure per i bisogni più elementari. Ci rendiamo conto che ciò che abbiamo fatto forse non sarà molto in questa situazione, ma lo abbiamo fatto con entusiasmo: come singoli, come Associazione, e come Albo.
Dottor Gianluca Davoli (presidente Andi, sezione di Reggio Emilia)






Ultimi commenti
Sottoscrivo tutto in ogni punto di quanto scritto!!
Per un reato di questo tipo nella sua splendida terra di origine a quale cura sarebbe sottoposto?
...zzo! Pare che nei reparti del T.S.O. s'avverta un fremito di spaesamento: e adesso dove andranno a pescare i picchiatelli? Forse i pochi neuroni disponibili