Reggio, il disastro annunciato del polo sanitario

arcispedale Santa Maria Nuova Reggio vista frontale da sx – FM

C’è un luogo, a Reggio Emilia, dove l’urbanistica ha perso la bussola e la pianificazione si è arresa al caso. È l’area dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, un tempo orgoglio cittadino e oggi emblema di come non si dovrebbe progettare una città.

Prima il Core, il Centro Oncologico ed Ematologico, poi – tra poco – il Mire, la nuova maternità. Due opere costose, certo importanti, ma cresciute come funghi in un fazzoletto di terreno già saturo, incastrate tra condomìni, parcheggi improvvisati e strade che non reggono neppure il traffico di un pomeriggio feriale.

La viabilità è un incubo: imbottigliamenti cronici, accessi strozzati, circolazione da percorso a ostacoli. Arrivare al Pronto Soccorso è un’impresa; per molti, letteralmente, una corsa contro il tempo. E i parcheggi? Una barzelletta amara. Posti auto inesistenti o lontani, tariffe crescenti, residenti esasperati e personale ospedaliero costretto a peregrinazioni quotidiane.

In questo scenario già grottesco, il Comune ha pensato bene di proporre ai dipendenti del Santa Maria di pagare per parcheggiare. Una provocazione che ha scatenato la mobilitazione dei lavoratori, un’onda di protesta che ha travolto l’idea ancor prima che diventasse norma. Per una volta, la voce di chi vive il problema ogni giorno ha avuto la meglio su un’amministrazione che sembra aver perso il contatto con la realtà.

La verità è che quello dell’area ospedaliera è uno dei peggiori esempi di pianificazione nella storia recente di Reggio. Un errore protratto nel tempo, fatto di progetti monchi e di totale assenza di visione. Si è costruito tanto, troppo, e sempre senza chiedersi come accedervi, come far convivere nuove strutture con un quartiere che non può sopportarne il peso.

Oggi si parla di un parcheggio multipiano come unica soluzione possibile. Forse lo è. Ma servono soldi che non ci sono, e soprattutto servirebbe una volontà politica sgombra da pregiudizi ideologici. Perché la crociata contro l’auto privata – nobile in teoria – diventa ridicola quando si applica a un ospedale, dove la mobilità non è una scelta ma una necessità. Il paradosso, poi, ha del surreale: il sindaco Massari al Santa Maria ha lavorato per una vita. Conosce ogni corridoio e ogni strettoia, eppure oggi la sua amministrazione sembra smarrita proprio lì, dove dovrebbe muoversi con competenza e sensibilità.

E intanto si costruisce ancora. Il Mire, maternità di nuova generazione, sorgerà accanto al Core, quasi a completare il quadro del paradosso. Un investimento enorme in un territorio dove le nascite calano, mentre l’emergenza vera riguarda gli anziani e i malati cronici, spesso senza strutture di accoglienza adeguate. È l’immagine di una città che non pianifica, che rincorre i simboli invece dei bisogni, che celebra l’edilizia sanitaria mentre ignora il contesto urbano in cui la inserisce. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: un polo d’eccellenza circondato dal caos.

E allora, sì, Reggio Emilia può vantare un record: quello del più moderno ospedale… nel posto più sbagliato possibile.




Ci sono 6 commenti

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  1. Simone

    Buongiorno un’ editoriale che trovo assolutamente condivisibile e che può essere applicato a gran parte della programmazione urbanistica di questa città che ha portato la viabilità al collasso. Solo alcuni esempi,uno stadio senza una propria viabilità che blocca tutta la zona nord ad ogni partita,stesso identico discorso per l’RCF arena, zone residenziali cresciute a sud e poli industriali a Nord che portano ad una migrazione quotidiana della popolazione senza che in 40 anni sia stata ultimata una tangenziale degna di questo nome e mi fermo qui ma potrei continuare a lungo

  2. kursk

    come pure il polo scolastico che sorge verso Coviolo (istituti Zanelli-Motti-Secchi)
    servito da strade strettissime, marciapiedi inadeguati e ragazzi che camminano per strada…..portare migliaia di ragazzi in quello che fino a ieri era un quartiere residenziale è una roba demenziale….

  3. Pavel

    Bravo Nicola una visione chiara e realistica su una situazione che è lo specchio amaro rivelatore di chi governa reggio negli ultimi 20 anni e che i reggiani purtroppo vedono solo quando vengono toccati nel portafogli

    • Roberto Cavatorti

      Dott Fangareggi , sempre acuto, mai volgare e con una scrittura fluida e comprensibile. . Il suo punto di vista lo condivido pienamente.complimenti

  4. Stefano

    Sig. Fangareggi buonasera, da un po’ di tempo leggo i suoi editoriali e devo dirle che sono puntuali. Bravo.
    Reggio Emilia manca di visione urbanistica e sociale da tanti decenni. oramai irrecuperabile.


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