La fotografia del cuore di Reggio Emilia “è, ogni giorno di più, quella di una realtà profondamente ferita”, secondo il consigliere comunale della lista civica Per Reggio Giovanni Tarquini, che delinea un quadro fatto di “saracinesche abbassate, voci di esercenti esasperati e vie svuotate”.
Per Tarquini questa crisi “non nasce soltanto da tendenze economiche generali, ma è il risultato diretto di decisioni politiche miopi e fondate su previsioni completamente errate.
Già da tempo, infatti, l’amministrazione comunale ha imboccato una strada totalmente distorta, ipotizzando un forte quanto irrealistico incremento degli spostamenti spontanei verso il centro storico e il polo ospedaliero”.
Partendo da questo “presupposto infondato”, accusa Tarquini, “si è scelto di imporre restrizioni rigide, come l’estensione delle zone a traffico limitato in via Emilia e corso Garibaldi, accompagnate da politiche tese a ostacolare sistematicamente il traffico veicolare diretto in centro. Oggi i risultati di quell’impostazione fallimentare sono sotto gli occhi di tutti. La cittadinanza soffre nel vedere il centro ridotto a un’area desolata e i cittadini sono stati spinti a rivolgersi altrove, preferendo per gli acquisti i centri commerciali esterni”.
“Di fronte al disastro”, attacca il consigliere civico, “la risposta della giunta si riduce ora all’ennesimo annuncio burocratico: un pacchetto da 400.000 euro nell’ambito del cosiddetto ‘Hub urbano’, destinato a finanziare interventi di ammodernamento, arredi, vetrine e digitalizzazione per le imprese dell’esagono.
Un palliativo che rischia di rivelarsi del tutto insufficiente. Il bando, infatti, esclude a priori le spese ordinarie di gestione, a partire dai canoni di locazione dei locali, e pretende che gli esercenti sostengano di tasca propria il 40% degli investimenti in un momento di gravissima sofferenza economica”.
I contributi economici “sono sicuramente benvenuti”, riconosce Tarquini, “ma la vera domanda è un’altra: se non si incentivano i cittadini a tornare e ad abitare davvero il centro storico, i commercianti per chi dovrebbero aprire e rinnovare le proprie vetrine? Le politiche di rilancio non possono essere spot o di facciata, ma devono muoversi su più fronti con interventi concreti e coordinati”.
Il nodo cruciale “riguarda, insieme al sistema di accesso al centro, anche un tema che l’amministrazione non può più ignorare: la sicurezza e il rispetto della legalità. Oggi molte persone hanno paura e si sentono insicure nel frequentare le vie del centro, a tutte le ore. Senza un presidio costante del territorio, un contrasto effettivo al degrado e una strategia ferma per garantire l’ordine pubblico, nessun bando di finanziamento potrà mai riportare le famiglie e i visitatori nelle nostre piazze. Chiedere agli esercenti di investire in un contesto percepito come poco sicuro e difficilmente accessibile significa condannare il commercio locale all’irrilevanza”.
Governare una città, conclude Tarquini, “richiede la capacità di osservare la realtà per quella che è, non per come la si vorrebbe dipingere. Accanirsi con ostacoli alla viabilità e ignorare le reali esigenze di vivibilità e sicurezza significa scambiare la tutela del patrimonio con la sua mummificazione. A furia di chiudere porte, restringere transiti e mascherare i problemi strutturali con contributi parziali, l’amministrazione comunale sta riuscendo in un’impresa dolorosa: trasformare il salotto buono di Reggio in un museo silenzioso e spietatamente vuoto nella vita di tutti i giorni e le misure adottate diventano l’ennesimo spreco di risorse pubbliche”.






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