Reggio Children: la Carta “Educazione di Qualità, una sfida globale”

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E’ stata presentata oggi, lunedì 7 novembre, in un evento al Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia la Carta “Educazione di Qualità, una sfida globale” redatta da Fondazione Reggio Children e adottata come propria Carta dei Valori.

La Carta afferma quindi il ruolo fondamentale dell’educazione di qualità, non solo 0-6 ma 0-99 anni, come risposta risposta all’emergenza educativa, e non solo educativa, in Italia e nel mondo. Emergenze dovute alle cause più diverse: sanitarie come la pandemia, politiche, sociali, economiche, alimentari, climatiche, belliche.

Carla Rinaldi, presidente Frc: “Serve un cambiamento culturale: il primo passo è riconoscere l’infanzia come soggetto di diritti, politico e sociale”.

Carla Rinaldi, presidente di Fondazione Reggio Children ha presentato la Carta illustrando i principali valori e obiettivi del manifesto educativo.
“Grazie all’esperienza educativa di Reggio Emilia e ai progetti che Fondazione Reggio Children ha realizzato con tanti partner, abbiamo fissato i nostri valori in questa Carta.
Un contributo per il confronto sul tema dell’educazione di qualità e per riconoscere all’infanzia un ruolo da protagonista nella società – ha spiegato – Oggi la Carta inizia il suo viaggio con questa prima iniziativa per promuovere un cambiamento culturale: il riconoscimento che l’infanzia merita, come soggetto politico e sociale. Quell’infanzia che ha diritti e potenzialità da rispettare e ascoltare. Quell’infanzia che è una cultura da non perdere, una qualità dell’essere umano che resta per tutta la vita. L’educazione è la risposta, soprattutto nelle tante emergenze che colpiscono per primi i bambini. Cultura dell’infanzia ed educazione di qualità aiuterebbero tutte le società a vivere meglio, in Italia e nel mondo”.

L’evento, moderato da Davide Nitrosi, vicedirettore del QN-Quotidiano nazionale, ha visto la presentazione da parte di dell’indagine presso la popolazione italiana “Cultura dell’Infanzia, Educazione di Qualità, Emergenza educativa” realizzata dall’Istituto Piepoli per l’occasione per conto di Fondazione Reggio Children offrendo molti spunti di riflessione.

Gigliuto: per gli italiani l’educazione è un processo collettivo
ma i bambini non sono considerati ancora “cittadini”

“Gli italiani mostrano una concezione “diffusa” dell’educazione dei bambini – ha spiegato Livio Gigliuto, vicepresidente dell’Istituto Piepoli – : un percorso collettivo dai confini sfumati, in cui ogni momento è occasione di apprendimento, affidato a un lavoro integrato di scuola, famiglia e servizi sociali, con un ruolo sempre più importante degli “altri”, dai nonni allo sport, dagli scout alle parrocchie. Se stupisce la modernità dell’approccio all’educazione, però, ancora molti nostri concittadini non riescono a vedere un cittadino in un bambino”.

Vecchi: occorre una mobilitazione collettiva per diffondere una più forte cultura dell’infanzia nel Paese

“L’iniziativa della Carta è assolutamente centrata e contemporanea” ha detto Luca Vecchi, Sindaco di Reggio Emilia, delegato Anci Welfare, presidente Anci Emilia-Romagna, reduce da una missione istituzionale in Mozambico, dove “costruire una scuola significa dare a centinaia di bambini non solo un’opportunità educativa, ma anche un’ancora di salvezza, salvare vite”. “Parlare a Reggio Emilia di come contribuire a diffondere una cultura dell’infanzia è un fatto di grande attualità” ha continuato Vecchi, ricordando la “mobilitazione collettiva” che ci fu in città nel dopoguerra per la costruzione delle prime scuole dell’infanzia. “Oltre ai nidi e alle scuole, al Pnrr, che con il Governo Draghi ha messo a disposizione 2 miliardi di euro per i nidi, – ha continuato il sindaco Vecchi – occorre adoperarsi per diffondere una più forte cultura dell’infanzia. Serve da una parte una volontà politica che decida di mettere il diritto all’educazione dei bambini davanti a tutto, perché considera l’educazione dei bambini il perno fondamentale di una idea di società, dall’altro serve la consapevolezza e la mobilitazione collettiva. Investire nell’infanzia significa anche investire in una nuova stagione politica di espansione dei diritti sociali, oggi che le grandi emergenze globali che atterrano sulle dimensioni locali con nuove disuguaglianze”.

Sassatelli, Manodori: “Avere strumenti per affrontare il cambiamento è una scommessa del prossimo futuro”

“Il mondo sta cambiando velocemente e i bambini e i ragazzi di oggi avranno
difronte una realtà che non sarà più quella attuale” ha detto Romano Sassatelli presidente della Fondazione Manodori-Acri, che ha sostenuto molti progetti grazie al Fondo di contrasto alla povertà educativa minorile. “Avere gli strumenti per affrontare il
cambiamento è probabilmente una delle scommesse del prossimo futuro. – ha continuato – “Nessuno escluso” recita un rapporto presentato al Parlamento Europeo e
questo è l’obiettivo del nostro lavoro, che si configura come un impegno
comune, un intento che coinvolge tutte le forze in campo. Da anni lavoriamo sul fronte educativo, insieme alle altre realtà del territorio reggiano, e siamo particolarmente lieti di aver potuto collaborare alla nascita della Carta sull’educazione che ci auguriamo possa essere messa in atto da tutta la nostra comunità educante”.

Rodriguez, Enel Cuore: “Educazione imprescindibile per rendere le nuove generazioni protagoniste di una società più inclusiva, sostenibile ed equa”.

Filippo Rodriguez, Consigliere Delegato di Enel Cuore ha dichiarato nel suo intervento: “La partecipazione di Enel Cuore ad un momento di confronto sul sistema educativo e formativo italiano è stato per noi motivo di grande soddisfazione ed orgoglio, nonché un’ulteriore occasione per riaffermare la comunanza di intenti ed obiettivi che unisce la nostra Onlus e Fondazione Reggio Children, con la quale voglio congratularmi per la realizzazione della Carta sull’Educazione di qualità presentata oggi”.
“Enel Cuore ritiene che l’educazione sia uno strumento imprescindibile per dare alle nuove generazioni gli strumenti necessari affinché siano protagoniste di una società che deve necessariamente essere più inclusiva, sostenibile ed equa” – ha continuato Filippo Rodriguez – Questa è stata anche la ragione per cui 7 anni fa abbiamo lanciato insieme a Fondazione Reggio Children il progetto Fare Scuola: un’iniziativa virtuosa che in questi anni ha permesso di dare nuova vita agli spazi scolastici di molte città italiane -spesso periferiche- trasformandole in luoghi rinnovata socialità e apprendimento, così da offrire ai bambini un modello educativo di qualità ed innovativo”.

Saulini, Save The Children: “La povertà educativa si manifesta già nei primi mille giorni per i bambini in famiglie svantaggiate, i nidi sono uno strumento per rafforzare la resilienza”

Arianna Saulini, Advocacy Manager Italia – Europa, Save the Children ha parlato dell’Indice della povertà educativa e della relazione tra educazione di qualità 0-6 e resilienza dei bambini. “La povertà educativa, cioè l’impossibilità per i minori di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni, si determina anche prima dell’ingresso nella scuola primaria,  già dai primi anni di vita – ha detto Arianna Saulini,  – che sappiamo ormai essere cruciali per lo sviluppo. Supportiamo l’iniziativa di questa Carta, perché un’educazione di qualità fin dalla prima infanzia offre, anche secondo il nostro punto di vista, la possibilità di offrire ai bambini, soprattutto se provengono da un contesto socio economico svantaggiato, un fattore di resilienza. Riteniamo infatti che i nidi siano uno degli strumenti per combattere le disuguaglianze e la povertà educativa e per questo auspichiamo che possano diventare un diritto universale, e non più un servizio a domanda individuale. Aver frequentato un nido di qualità rappresenta un fattore protettivo essenziale per la resilienza educativa, che contribuisce a far emancipare i ragazzi dalle situazioni di disagio sociale ed economico (+39% di probabilità)”.

Goethson: “La Carta, uno strumento per alleanze e partecipazione per unire il pensiero locale e internazionale, democrazia ed educazione”

Harold Goethson, consigliere di amministrazione di Fondazione Reggio Children, tra i fondatori del Reggio Emilia Institutet in Svezia e gli estensori della Carta, ha ricordato il profondo legame che esiste tra democrazia ed educazione e la relazione con emergenze quali il nomadismo crescente, la crisi climatica e sanitaria, sottolineando la necessità di una nuova dichiarazione di “interdipendenza” tra gli esseri del pianeta, di “una nuova cittadinanza ecologica e democratica”. “Oggi Reggio Emilia è il posto giusto per lanciare una Carta che colleghi il pensiero locale e internazionale -ha detto – che guardi a questioni importanti come la presenza di così tanti bambini nel mondo senza scuola o in scuole povere. Questa Carta, che esce dall’esperienza straordinaria delle scuole di Reggio Emilia e dai progetti di Fondazione Reggio Children, è un auspicio di diventare uno strumento per espandersi da 0-6 a 0-99 anni e ha bisogno di partecipazione, ricerca, azione civica, alleanze, come una piattaforma politica per agire, per creare azioni insieme”.

Delrio: “L’educazione di qualità è soprattutto una sfida della politica perché le persone siano cittadini più consapevoli”

Il senatore Graziano Delrio ha portato il saluto del Comitato Scientifico Fondazione Reggio Children di cui fa parte, e ha introdotto James Heckman, Premio Nobel Economia nel 2000. “L’educazione è anche e soprattutto una sfida della politica. – ha detto Delrio – Heckman parla dell’educazione anche come un fatto economico, ma soprattutto come di un fatto politico. Dalle esperienze di Reggio Emilia, come dalle esperienze che descrive il premio Nobel, si vede come cooperare, fare le cose insieme è più produttivo che competere, non solo nell’apprendimento. Questo tipo di educazione è una grande risorsa per la comunità. Non perché genera persone di potere e di successo in senso stretto, ma perché genera persone più consapevoli di essere cittadini, più capaci di assolvere i loro doveri, oltre che portatori di diritti, capaci di esser alturisti, di conoscere l’altro come soggettività, meno razzisti, meno spaventati dall’altro. Quindi questo fonda la comunità, fonda il vivere civile. Tornare all’uomo che vuole vivere nella relazione, che riconosce che nasce nella relazione. La Carta disegna questo scenario: non un mondo di poteri che si contrappongono, ma un altro mondo dove i cittadini non sono clienti, i bambini non sono pezzi di marmo da modellare, ma possiamo costruire un pezzo di futuro più umano della nostra società”.

Curioni: “Il Reggio Approach approccio democratico all’educazione, patrimonio di tutti i bambini del mondo”

Raffaella Curioni assessora a Educazione, Conoscenza e Città Universitaria del Comune di Reggio Emilia ha concluso l’evento richiamando la necessità di “ripartire dalle fragilità, ricostruire comunità più aperte”. “Dai dati che abbiamo visto oggi – ha continuato – non c’è così tanta consapevolezza dell’urgenza di continuare a lavorare nella direzione di una cultura dell’infanzia e per un’educazione di qualità e la Carta sarà un importante strumento per promuovere questi obiettivi. Ci mettiamo sulle spalle questa emergenza. Abbiamo un ruolo di grande responsabilità, perché davvero il Reggio Approach è davvero un patrimonio dei bambini nel mondo che lo hanno conosciuto. Dalle scuole di Reggio Emilia alle periferie del Mozambico, dove la potenza della scuola, del gioco educativo, dell’apprendimento insieme si manifesta anche dove ci sono i bambini scalzi insieme ai loro genitori, agli operatori, alla comunità educante che si crea attorno a loro, il Reggio Approach è un approccio democratico all’educazione”.

 

L’INTERVENTO DEL PREMIO NOBEL JAMES HECKMAN

Il Nobel Heckman: “I programmi di un’educazione di qualità nella prima infanzia fanno di quei bambini adulti più autonomi e capaci;
mostrano i benefici persino sulle seconde generazioni, figlie dei bambini che li hanno frequentati;
un euro investito su un bambino è un vantaggio per la società perché rende il 13%”.

Professore di Economia all’Università di Chicago, membro del Comitato Scientifico di Fondazione Reggio Children, che per 10-15 anni è stato in visita e ha compiuto ricerche a Reggio Emilia sul Reggio Approach e annovera tra i propri studi la ricerca e la formulazione di importanti teorie sui benefici sociali ed economici dell’educazione di qualità per la prima infanzia.

Ecco alcuni passaggi.
“Il mio interesse per Reggio deriva da un corpus di conoscenze che ho costruito e ho contribuito a costruire, che guarda all’importanza della prima infanzia – ha detto il professor Heckman – Sostengo con forza l’approccio di Reggio. L’approccio di Malaguzzi era ovviamente molto precedente al mio e molto meglio sviluppato, ma l’approccio è stato quello di pensare davvero alla comprensione di quante diverse abilità le persone abbiano, dei diversi aspetti di ciò che siamo come esseri umani e di quanto sia importante impegnare questi diversi aspetti della nostra mentalità e della nostra umanità, se così vogliamo chiamarla”.

Heckman ha citato ad esempio due programmi di educazione di qualità e di ricerca ai quali si è dedicato, Perry Preschool Program, costruito nel 1962, per bambini disagiati delle periferie e il programma ABC, seguendo l’evoluzione dei bambini dalla prima infanzia fino all’età adulta e matura, per tutta la vita, creando gruppi di studio con bambini/persone che non hanno frequentato i programmi.
“E quando si osservano questi bambini, i bambini ABC a 45 anni, i bambini Perry a 55 anni, cosa vediamo?” La cosa sorprendente – ha raccontato il Premio Nobel – è che i bambini che avevano frequentato i programmi di educazione “sono persone che si impegnano attivamente, hanno interazioni sociali, hanno molto più successo”. “E per successo intendo dire che hanno una gamma molto più ampia di competenze sociali ed emotive, ma sono anche in grado di trattare con gli altri in modo socialmente costruttivo”. Quindi quel bambino matura “un senso di scopo e un senso di sé e poi un senso di esplorazione in modo tale che, a partire dai primi anni di vita, si sviluppi in un essere umano attivo e funzionante, dotato di autonomia, dignità e capacità di affrontare la vita in modo attivo”.

“Ma c’è anche un altro beneficio che abbiamo studiato – ha continuato il professor Heckman – e un nuovo lavoro ha dimostrato che se guardiamo ai figli di queste persone ritroviamo con il fatto che i figli di questi bambini, i figli dei soggetti originari di questi studi, sono essi stessi molto più produttivi, sono più attivi, commettono meno reati, ricevono più istruzione, hanno punteggi più alti nei test, sono molto più impegnati nella vita. C’è quindi un effetto di seconda generazione e un effetto moltiplicatore. Quindi, su più generazioni, possiamo vedere come i programmi sulla prima infanzia portino benefici alla generazione successiva. In questo modo il fenomeno si propaga”.

“E inoltre, e questo è un aspetto che non è stato studiato in origine, ma l’abbiamo studiato poi, abbiamo visto anche un effetto spillover per i fratelli che non frequentano il programma e per la generazione successiva di bambini. Quindi, anche se un bambino in una famiglia è inserito nel programma, ci possono essere altri bambini nella famiglia dopo che il bambino è stato iscritto, che ne beneficiano. Si tratta dunque di questo tipo di esternalità, di quelle che gli economisti chiamano ricadute esterne che inizialmente non sono state previste. All’inizio, quando si analizzavano questi programmi, si guardava solo al quoziente intellettivo. Ma il QI è solo una parte della storia e non è nemmeno la parte principale della storia”.

“Reggio Emilia ha aiutato molto – ha continuato l’esperto del Comitato scientifico di Fondazione Reggio Children – nel creare un ambiente in cui i bambini possono imparare non solo dagli insegnanti e dai genitori, ma anche dagli altri bambini e dai bambini di diverse fasce d’età, di età diverse quando si mettono insieme e si mescolano nella scuola. È questo tipo di ambiente di apprendimento che è così benefico. Credo che questo sia un contributo incredibilmente importante alla conoscenza.

Il Professor Heckman ha poi ripreso la sua nota teoria sui benefici economici e a lungo termine per una società che investe nella prima infanzia. “Come scienziato sociale, economista, mi stupisce che non ci si renda conto che quando diamo un valore monetario a queste attività di educazione di qualità della prima infanzia, so che alcuni dicono che così si svalutano i bambini. Non è così, è uno degli aspetti, ma si scopre che se si calcola il valore unitario di ciascun euro investito in un bambino all’età di zero anni in un programma per la prima infanzia di qualità sarà ripagato a un tasso del 13% all’anno. Non è il 13% una volta sola, è il 13% ogni anno per tutta la vita del bambino fino all’età della morte. Quindi si ottengono benefici economici molto elevati, e si ottengono cittadini funzionali, cittadini che si impegnano gli uni con gli altri, cittadini che si impegnano nel proprio Paese, lavorano nelle democrazie, votano, cooperano con gli altri e si impegnano e sono meno intolleranti verso le differenze e tra le persone. Si tratta di benefici enormi, che spesso vengono ignorati”.

 

 



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