Immancabili i brindisi, ma le cantine sociali di Confcooperative Terre d’Emilia hanno portato al Vinitaly anche molte preoccupazioni.
Otto (5 reggiane e 3 modenesi) le strutture aderenti alla centrale cooperativa presenti alla rassegna internazionale Veronese (Emilia Wine, Cantine Riunite, le cantine sociali di Puianello, S. Martino in Rio, Gualtieri, Carpi-Sorbara, S. Croce di Carpi e Formigine pedemontana), a rappresentare marchi ed eccellenze che rappresentano il 76,6% della produzione complessiva delle cantine sociali emiliane, legata alla trasformazione di quasi 2,1 milioni di quintali di uve.

Imprese soddisfatte, da una parte, dei risultati conseguiti negli ultimi dieci anni sulle esportazioni (+130%), ma in tensione per un mercato a rilento, l’aumento dei costi e i cambiamenti climatici.
“Siamo preoccupati – sottolinea Carlo Piccinini, vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia e presidente nazionale della potente federazione delle coop agricole e agroalimentari di Confcooperative – la tenuta e lo sviluppo dei redditi dei viticoltori a fronte di un aumento generale dei costi di coltivazione e di trasformazione”.
“A questo – spiega Alberto Lasagni, responsabile agricolo della sede reggiana di Confcooperative Terre d’Emilia – si aggiunge un andamento di mercato ancora fiacco, nonostante la produzione 2022 si sia mantenuta stabile rispetto all’anno precedente e sia apparsa in linea con la media degli ultimi 15 anni”.
“Impensabile – aggiunge Piccinini – scaricare interamente sui prezzi al consumo un aumento dei costi che è aggravato anche da mutamenti climatici che rendono sempre più difficoltosa e onerosa la coltivazione dei vigneti a causa di stagioni di inedita siccità che inducono anche patologie da contrastare con interventi sempre più mirati e rispettosi dell’ambiente”.
“Per questo –osserva il vicepresidente di Confcooperative Terre d’Emilia – chiediamo alle istituzioni locali, regionali e nazionali di aiutarci sia a livello economico che normativo, perché è interesse di tutti difendere la cooperazione vitivinicola, che in Italia vale 4,8 miliardi di euro e dà lavoro a oltre 9 mila persone».
“Le nostre cantine – conclude Lasagni – stanno continuando ad investire in impianti e tecnologie, così come si moltiplicano gli investimenti nelle campagne e nei progetti di riorganizzazione dell’intera filiera. E’ inoltre divenuto urgente dar corso a quelle azioni, suggerite dalle cooperative all’interno dei Consorzi di Tutela, in grado di rendere ancora più distintiva e valorizzata, al consumo, la qualità del vino Lambrusco.”






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