Passeggiare per alcune vie del centro è come inoltrarsi nella palude della morte. Se si va nell’elegante via Farini diverse attività hanno chiuso o sono in procinto di farlo. Neppure piazza della Frumentaria dà conforto. Una bacheca contiene ancora un giornale sbiadito del 2007, forse, viene da pensare, hanno perso le chiavi. Il giornale è “Liberazione” non più in edicola dal gennaio 2012.
Si vola basso anche nei giorni di mercato. «Ma sentivo un odore sgradevole, di sudore», commenta una signora che spinge, in piazza del Monte, una carrozzina.
Se poi decidiamo di entrare in città da porta San Pietro e ci incamminiamo per la via Emilia il destino dell’umore è segnato. Sconforto. Non bastano le piccole isole ancora vitali che si incontrano lungo i portici o sull’altro lato della via dove c’è un luogo storico-culturale come i Chiostri, ma se esci la sera sull’uscita che dà su viale Monte San Michele ti immergi in un lato oscuro della città. Sulla vecchia via romana non è che un susseguirsi di locali abbandonati con vetrine indecorose, fa eccezione il civico 35, la serranda è chiusa ma con decoro; di bar dalla frequentazione sospetta e di attività commerciali di basso profilo.
In un giorno di pioggia, dopo essere entrati e usciti dal mercato coperto, incontri in via Crispi una mendicante, tutta in nero, prona a terra con la fronte appoggiata alle pietre di luserna. Hai un flash rivelatore: ecco la metafora incarnata del centro storico.






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