Reggio, a Palazzo da Mosto inaugurata la mostra “Opus in fieri” di Branchetti e Iemmi

mostra Opus in fieri Palazzo da Mosto – FPM

Sabato 17 gennaio è stata inaugurata, al piano terra di Palazzo da Mosto, a Reggio, la mostra “Opus in fieri”, bi-personale degli artisti reggiani Federico Branchetti e Fabio Iemmi.

Curata da Greta Martina, e visitabile fino all’8 febbraio (il venerdì dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 19; il sabato e la domenica dalle 10 alle 19), la mostra sviluppa una riflessione sulla potenzialità, momento che precede la completa manifestazione del gesto. Per entrambi gli autori il principio-guida inamovibile è la materia, coordinata tangibile del loro creare.

Il progetto di Federico Branchetti (Reggio Emilia, 1994), intitolato “Liminale”, si sviluppa nelle prime due sale del piano terra, con una selezione di opere inedite realizzate appositamente per questo progetto: dalla grande scultura in argilla cruda “L’Uomo del Fiume II”, modellata all’interno degli spazi museali, ai “Disegni simultanei”, eseguiti durante singoli viaggi in treno e in auto, disegnando senza sosta per tutto l’arco del tragitto.

Nella poetica di Branchetti il disegno, la plastica, il modellato della figura umana ripresa nelle sue diverse manifestazioni divengono giustificazione per un tentativo di analisi della grammatica stessa della scultura: la gravità, il peso che affonda i volumi, la tensione tra lo spazio occupato e le masse della scultura stessa sono motivi della sua indagine artistica.

Il progetto di Fabio Iemmi (Montecchio Emilia, 1952), intitolato “Metacantieri – Vibrazioni sonore della materia”, è allestito invece nelle ultime due sale del piano terra: una sequenza di opere materiche a parete con inediti e l’installazione “Codici”, opere tessili realizzate su catene Gobelin e jacquard con titoli in lana, lino e lurex.

La ricerca di Iemmi si relaziona con la dimensione concettuale ed estetica della materia. Le tecniche e i materiali che predilige – madreperla inerti da pietre semipreziose, polveri metalliche, terre naturali, intonaco, carta giapponese, lacche – sono assimilabili agli apparati superficiali dell’architettura, di cui reinterpreta in chiave contemporanea la “pelle”, avvalendosi di prassi consolidate quali la pittura su muro, il graffito, lo strappo: opere vive soggette a metamorfosi anche dopo la loro realizzazione, grazie alle trasformazioni e alle degenerazioni degli elementi che le compongono.

Accanto alla mostra sono previste anche iniziative collaterali: tra queste, domenica 25 gennaio alle 11 sarà presentato il catalogo della mostra e, a seguire, è in programma una visita guidata insieme agli artisti Branchetti e Iemmi.



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