Domenica 3 dicembre due grandi ospiti Antonio e Pupi Avati sono stati protagonisti al Festival del Cinema di Porretta nel suo weekend inaugurale in occasione della proiezione speciale per i 40 anni di Una gita scolastica, un tuffo nel territorio e nella scenografia naturale che è stata Porretta insieme ad altri luoghi iconici emiliani.
Durante l’emozionante incontro “A spasso per l’Appennino: 40 anni di Una gita scolastica”, Pupi Avati ha affermato: “ Una gita scolastica è uno di quei film rari x un cineasta, un film che viene realizzato in uno stato di grazia in cui tutti sono stati felici a fare il film. È un film che oggi non potrei più rifare, c’è tutto quello stupore che io invecchiando ho perso, girando il film ho provato momenti di vera commozione, ho provato una continua e perenne riconoscenza. Oggi ho una età in cui conosco bene il mio mestiere e so farlo e penso anche bene, ma mi è venuta un pochino a mancare la meraviglia ed è per questo che non rivedo quasi mai i miei film passati. Il film migliore della mia carriera? Spero di non averlo ancora fatto, è il modo in cui affronto e guardo al futuro ed è per questo che domani con mio fratello ci alzeremo presto x andare a Cinecittà x le riprese in corso del nostro ultimo film, è quello che ci fa andare avanti”.
Centinaia di persone hanno assistito alla proiezione e all’incontro, tra cui anche alcuni protagonisti del film che non rivedevano i fratelli Avati da 40 anni, tra cui Davide Celli, Giancarlo Torri e Ginevra Testa.






Ultimi commenti
E da due anni che il comune si è accorto che esiste anche il turismo vediamo,il tempo sarà galantuomo o no
Sono io la ragazza di Scandiano, mi sono fermata perché stavano parlando con un mio amico e volevano portarlo in ospedale senza motivo, ho aperto […]
Ma chissenefrega di costei!
In quanto automobilista e pedona mi sento discriminata rispetto ai ciclisti: le strade e i marciapiedi sono in condizioni da terzo mondo, le ciclabili tanto
In pratica sarà un altro tassello del progetto di sostituzione etnica così ben architettato dall'assessora e così supinamente avallato dalla cecità locale dedita a magnificare