‘Piovevano uccelli’, i misteri dell’esistenza

uccelli
8

La scrittura carezzevole di Jocelyne Saucier, autrice canadese, ci conduce in una foresta dell’Ontario dove la vecchiaia e la morte, tenuta però a debita distanza, danzano e si sfiorano e si distanziano e si avvinghiano. Poi un altro “elemento” entrerà in gioco… ma intanto in questa foresta in riva a un lago, tre uomini Ted, Charlie e Tom, ormai novantenni, hanno fatto perdere le loro tracce per poter vivere e morire liberi, in totale sintonia con lo spuntare delle gemme e il loro divenire foglie, il loro ingiallirsi e cadere fluttuando. E con la neve impressa dalle orme degli animali e con il breve tempore dell’estate. Ognuno con la sua baracca; ognuno con i propri riti e i propri fantasmi, senza rinunciare, però, a momenti di vita in comune. Poche le parole, quello che conta è la presenza silenziosa condivisa.

Un bel giorno era arrivato Charlie, un amante della natura, e Ted, lì da tempo, lascia che si sistemi vicino alle sue baracche; poi sopraggiunge Tom, «che aveva vissuto tutto quello che è lecito vivere».
Ted, a differenza degli amici, scompariva, nei lunghi mesi invernali, nella sua baracca, dove nessuno aveva mai messo piede. È un mistero, che verrà svelato dopo la sua morte.
Poi arriva la Fotografa: insegue l’ultimo testimone dei Grandi Incendi che bruciarono l’Ontario all’inizio del Novecento. Arriva al campo nonostante le vaghe indicazioni di Steve, gestore di un albergo fantasma costruito nella foresta da un imprenditore libanese, poi andato altrove a cercare la fortuna che lì non era arrivata.

Una tragica epopea corsa di bocca in bocca per quasi un secolo, ma Ted Boychuck, il leggendario testimone, è morto quando la Fotografa irrompe nella vita del campo, accolta con sospetto da Charlie e Tom, non così dai loro rispettivi cani, Chummy e Drink.

Impara a conoscerli. Della morte Charlie e Tom parlavano come si parla del più e del meno.
«“Bella giornata”. “Eh sì, bella giornata per morire”. Niente di triste o di doloroso, semplicemente un’eventualità a cui alludevano come a qualunque altra cosa. Li divertiva essere diventati così vecchi, dimenticati da tutti, liberi di essere sé stessi. Sentivano di essere riusciti a far perdere le loro tracce».

Poi c’è Bruno, un imprenditore clandestino di marijuana, che ha trovato nella comunità i soci ideali. È lui a provvedere al rifornimento degli abitanti del campo.

I testimoni di quella tragedia raccontavano alla Fotografa di un ragazzo, Ted, che aveva vagato per giorni nei territori devastati dagli incendi alla ricerca di qualcosa o, forse, di qualcuna. «Che cosa aveva tenuto il giovane Boychuck in stato di erranza per sei giorni?», si chiede la Fotografa. È solo l’amore che può spiegare quello che non riusciamo a capire? È una domanda che resta in un certo senso sospesa lungo tutte le pagine di un romanzo che la qualità della scrittura di Jocelyne Saucier rende “leggero”, nonostante le tematiche di peso che investono la vita di ciascuno di noi.

E a proposito di vita, dobbiamo registrare che a certo momento la vita eremitica del campo nella foresta viene definitivamente sconvolta. È Bruno a portare nella comunità la zia ultranovantenne Marie-Desneige, fuggita dal 999 Queen Street West, ossia dall’Ospedale psichiatrico di Toronto. Un cespuglio di capelli bianchi e un corpo di uccellino. Nel riscoprire, giorno dopo giorno, la propria vita, negata per quasi ottantant’anni di violenta segregazione, Marie-Desneige porta nella vita dei vecchi solitari un elemento non più previsto. Indovinate un po’ qual è? Lasciamo retoricamente, ma coerentemente, fluttuare ancora la domanda sulle pagine di “Piovevano uccelli”, un titolo con echi decisamente biblico-apocalittici. Un altro mistero che sarà, a un certo punto, e finalmente , rivelato.

È un romanzo “esistenziale” a cui la scrittrice canadese ha saputo infondere una suspense dolce e incalzante allo stesso tempo, e che spinge il lettore a “sapere come va a finire” a ogni costo.

(Jocelyne Saucier, Piovevano uccelli, traduzione di Luciana Cisbani, Iperborea, Milano 2021, pp. 206, 16,90 euro recensione di Glauco Bertani)

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia

Colonna sonora:

NEIL YOUNG, Old Man

THE FIRE SHOW, Conception Blues

ARTHUR BROWN, Fire

BAUHAUS, Bela Lugosi’s Dead (live)

Rufus Thomas – Walking The Dog

COWBOY JUNKIES, 200 More Miles

THE DOORS, Waiting for the Sun

 

I nostri voti


Stile narrativo
8
Tematica
9
Potenzialità di mercato
7




Non ci sono commenti

Partecipa anche tu