Parma. Imprenditore e dirigente di multinazionale nei guai per corruzione tra privati e frode fiscale: sequestrati 912.000 euro

Guardia di finanza di Parma

I finanzieri della Guardia di Finanza del comando provinciale di Parma e della tenenza di Fidenza, nell’ambito dell’operazione denominata “Alta infedeltà”, hanno dato esecuzione a un decreto emesso dal tribunale del Riesame di Parma sequestrando circa 912.000 euro nei confronti di A.S. (ex dirigente di una multinazionale parmigiana attiva nel settore “pipeline”) e dell’imprenditore di Fidenza M.F., accusati dei reati di corruzione tra privati e frode fiscale.

Il provvedimento è l’esito di un’articolata indagine – diretta e coordinata dal pubblico ministero della procura di Parma Francesca Arienti – che ha avuto origine da un’ispezione fiscale avviata dalla Guardia di Finanza di Fidenza nei confronti di una società fidentina attiva nel settore della robotica e dell’automazione industriale e fornitrice della multinazionale parmigiana.

Durante il controllo l’attenzione delle Fiamme Gialle emiliane si era subito focalizzata su presunte consulenze tecnico-commerciali nel settore della saldatura, del valore complessivo di quasi circa un milione di euro, affidate a una società con sede a Cipro e conto corrente bancario presso un istituto svizzero; le consulenze erano legate alla realizzazione di macchinari robotici, a loro volta commissionati dalla multinazionale. I finanzieri hanno accertato come A.S. rivestisse contemporaneamente sia il ruolo di dirigente del settore saldatura della multinazionale committente che di procuratore della società cipriota, destando perplessità sulla regolarità delle prestazioni fatturate.

Su delega della procura sono dunque state approfondite le indagini attraverso perquisizioni domiciliari, consulenze informatiche, audizione di persone informate sui fatti, accertamenti bancari e strumenti di cooperazione internazionali (ordine di indagine europeo e rogatoria), che hanno consentito alle Fiamme Gialle di acquisire indizi sulla sussistenza del reato di corruzione tra privati e frode fiscale.

In particolare dagli accertamenti è emerso come A.S. avesse creato, grazie alla collaborazione di uno studio contabile svizzero, una società di diritto cipriota (considerata una “scatola vuota”) con il compito di fatturare alla società fidentina le presunte consulenze commerciali, per un importo di 10.000 euro per ciascun macchinario acquistato dalla multinazionale: il prezzo delle consulenze fittizie, in sostanza, serviva per mascherare e giustificare il passaggio di soldi tra l’imprenditore fidentino e il dirigente, il tutto ai danni della multinazionale.

I pagamenti delle fatture emesse dalla società cipriota venivano poi veicolati, secondo gli accordi presi tra i due, su un conto corrente svizzero intestato alla società cartiera. Grazie a questo meccanismo il dirigente (che si è dimesso in seguito alle evidenze investigative emerse a suo carico) sarebbe così riuscito a incassare tra il 2013 e il 2016 quasi un milione di euro. La multinazionale, risultata essere completamente estranea ai fatti e vittima di questo schema, ha sporto formale querela contro il suo ex dirigente.

Nel corso delle indagini è emerso inoltre che A.S., poco dopo l’avvio delle indagini, ha passato alla figlia la quasi totalità dei propri beni immobili (nel complesso quattro fabbricati e 116 terreni) mediante donazione della nuda proprietà con riserva di usufrutto. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Parma Sara Micucci, lo scorso febbraio, accogliendo parzialmente le richieste avanzate dalla procura e ravvisando indizi del reato di dichiarazione fraudolenta, aveva emesso un primo provvedimento di sequestro preventivo di somme e/o beni per valore equivalente pari a circa 320.000 euro.

Eseguendo il provvedimento, le Fiamme Gialle avevano sottoposto a sequestro la liquidità presente sui conti correnti, nei depositi titoli e nelle polizze assicurative per un importo complessivo pari al valore dell’ordinanza. Successivamente il tribunale del Riesame di Parma, accogliendo l’appello cautelare proposto dalla procura emiliana e ravvisando anche la sussistenza del reato di corruzione tra privati e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, ha disposto un ulteriore sequestro preventivo fino al raggiungimento di 912.000 euro.

L’esecuzione del provvedimento del tribunale, che avrebbe verosimilmente ostacolato la prosecuzione dell’attività della società fidentina e avrebbe determinato il congelamento di numerosi conti correnti aziendali e personali, è stata sospesa su iniziativa della stessa procura non appena acquisito l’impegno di A.S. a far rientrare i capitali conservati sul conto estero. Nei giorni scorsi, una volta perfezionato il rientro volontario dei soldi dalla Svizzera, la Guardia di Finanza ha sottoposto a sequestro 591.000 euro su un conto corrente italiano intestato allo stesso A.S..



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