Nel bel mezzo delle procedure per la scelta del nuovo presidente del Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, che succederà al presidente uscente Fausto Giovanelli, sul versante reggiano è nato un botta-e-risposta sul tema che si sta trasformando in un inedito scontro istituzionale.
Ad accendere la miccia è stato il sindaco di Ventasso Enrico Ferretti, che nei giorni scorsi ha scritto una lettera aperta per rivendicare la presidenza dell’ente per un rappresentante della sua comunità, in ragione dell’importanza (e dell’estensione) del comune montano reggiano e lamentando che “per troppo tempo Ventasso ha visto assumere decisioni altrove, senza che la voce del territorio più ampio del Parco avesse il peso che le compete”.
Alla lettera aveva risposto pubblicamente il sindaco di Castelnovo ne’ Monti e presidente dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Reggiano Emanuele Ferrari, che aveva ravvisato nelle parole di Ferretti “due aspetti preoccupanti: il primo è che dimostra di non conoscere quali sono le norme che governano la scelta, la concertazione e l’elezione del prossimo presidente”, il secondo “è che questa presa di posizione si colloca nel momento più inopportuno: se si voleva aprire una concertazione politica lo si poteva fare quando c’era ancora una presidenza in carica, non in una fase di prorogatio legis, un momento molto delicato dove non dovrebbero verificarsi sgarbi o, peggio, strappi istituzionali”.
A Ferrari aveva poi contro-replicato a stretto giro nuovamente Ferretti, chiedendo se Ferrari stesse parlando “a titolo personale o a nome dell’Unione montana dei Comuni dell’Appennino Reggiano” e ribadendo la sua posizione: “Se nei prossimi mesi dovesse consolidarsi uno scenario in cui il nostro Comune resterà escluso dalla governance del Parco nonostante la sua rilevanza territoriale, sarà inevitabile trarne le conseguenze sul piano istituzionale e politico”.
Nell’ultimo (per ora) atto di questa vicenda, la parola è tornata nuovamente a Ferrari, che ha scritto una lettera aperta al collega sindaco di Ventasso. La riportiamo integralmente:
Caro Chicco.
Mi permetto di cominciare così. Come se questa potesse essere davvero una lettera a te. Mi dispiace leggere questa nota. Non riconosco il lessico, la tua sintassi, il tono che ho imparato a conoscere e anche ad apprezzare in questi anni. Sento una rabbia e un’aggressività che non ti appartengono. Per questo sono dispiaciuto. Per te e per la tua comunità, che so ti stimola e si appassiona ai progetti e alle prospettive che si aprono per l’Appennino.
Certo. L’Appennino. L’Unione montana Comuni Appennino Reggiano. Che insieme rappresentiamo. Ho parlato come presidente. Non ci sono dubbi al riguardo. Ho sentito e ascoltato gli altri sindaci. Ti ho scritto in privato annunciando il comunicato di risposta alla tua richiesta di presidenza del Parco. L’Unione, infatti, fa parte ex lege della Comunità di Parco, uno degli organi della sua, e nostra, governance. Parlo in nome e per conto di un ente che cerca da sempre di essere Unione, sguardo comune e condiviso sul futuro delle nostre comunità. Anche i Comuni che non fanno parte del Parco nazionale se ne sentono parte, in senso politico e non formale, ne condividono aspettative, ne promuovono le politiche e le strategie.
Il tuo strappo mi è davvero incomprensibile. Ci fa fare un passo indietro, aumenta la distanza che già si era intravista su altri temi, dove hai chiamato in causa altri Comuni dell’Unione. Abbiamo superato anche queste divergenze. E spero vorrai ritornare al tavolo della giunta dell’Unione. Non sempre ho condiviso il tuo stile provocatorio, ma so che ci mancherà.
Mi permetto infine una piccola nota a margine: se il tono della discussione rimane quello del tuo ultimo comunicato, credo non ci sia spazio per poter ottenere quello che pretendi. Già pretenderlo è poco istituzionale, ma soprattutto stimola la parte più viscerale della politica, che non è solo un corpo a corpo, ma la ricerca di un’anima delle cose. Il Parco, in fin dei conti, non è una giungla. Spero di rivederti presto, per riprendere, insieme agli altri sindaci, il nostro discorso.
Emanuele






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