Eraclito, Platone e il Panta rei

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Fin da piccolo mi sono chiesto dov’ero prima di nascere… Ovviamente ho ricevuto risposte legate alla religione cristiana (apparentemente rassicuranti) oppure di tipo scientifico, secondo cui tutto parte dall’incontro fra un ovulo e uno spermatozoo.
Vita e Morte sono i due poli opposti fra i quali, attraverso le forme di tempo e spazio, facciamo esperienza in questo mondo.
Possediamo cinque finestre (i sensi, attraverso i quali accediamo a molte informazioni) e una porta centrale che è la mente, che connette tutti i messaggi che ci giungono.
Tutto ciò che possiamo descrivere è limitato, anche se nel vivere ci capita di fare esperienza dell’infinito, o dell’infinitamente grande. Se volessimo descrivere quest’ultimo, dovremmo racchiuderlo in qualche parola, anch’essa limitata.

Lo scorrere del tempo nel nostro corpo è ritmato da un respiro dopo l’altro e dal continuo battere del cuore. Questi fenomeni ci accadono continuamente, accompagnando ogni nostro esperire.
Possiamo dire che la nostra vita è fatta d’intervalli. Mi sono sempre chiesto cosa stia fra un intervallo e l’altro… fra un battito e l’altro… fra un respiro e l’altro…

Fra un battito e l’altro, fra un respiro e l’altro non ci siamo… è proprio così che quotidianamente possiamo fare esperienza del non esserci più.
La morte è qualcosa che nella nostra civiltà si esperisce a fine vita, in realtà essa accade dopo ogni respiro, dopo ogni battito del cuore.
È dimostrato scientificamente che in ogni attimo migliaia di cellule muoiono ed altre rinascono: dopo sette anni tutte le cellule del nostro organismo sono state sostituite.

Perché in occidente consideriamo la morte solo a fine vita? Ciò accade perché crediamo in un io che esiste immutato, inscalfibile ed eterno. Avendo un punto fermo (l’io) è ovvio che la visione della realtà va dall’interno all’esterno.
Possiamo quindi capire ciò che significa la frase di Eraclito “Non ci si può bagnare due volte nello stesso fiume”… Non c’è nulla di eterno: tutto è effimero, tranne il cambiamento. E’ questo il significato condensato nell’espressione Panta rei (tutto scorre), attribuita erroneamente ad Eraclito (fu invece Platone a pronunciarla, per riassumere sinteticamente il suo pensiero).
Ciò è più comprensibile se spostiamo l’obiettivo della telecamera dall’interno all’esterno e ci facciamo la domanda: “Chi è che respira?”. E se fosse l’Universo che respira dentro di noi, e se fosse l’Universo che si contrae e si espande ad ogni respiro? Se non diamo per assodato che l’io non è un punto fisso, la realtà cambia!




Ci sono 2 commenti

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  1. Nataraja

    Ecco, che in una notte insonne, il mio pensare della morte nel silenzio , rotto da un abbaiare lontano di un cane , e il rintocco della campana nel suo battito ricordo del tempo che passa, diventa la mia realtà. L attimo
    della mia morte è la nelle pieghe di un futuro , a lei la scelta. Da bambino pensavo alla morte dei miei nonni, e soffrivo, ma ora so che era una sofferenza della paura della mia morte, vivo ora un sentimento diverso, forse col vivere si accetta la morte , o solo diventa la morte parte del mio vivere e mentre nella mia notte insonne il mio respiro è il scorrere del mio tempo sorrido al pensiero, ora sopra al mio tetto un rumore forse di un ghiro insonne , in cerca di un riparo sicuro, la luna piena nella sua luce fioca, ormai quasi coperta da nuvole entra argentea dalle mie finestre e rintocchi della campana sulle ore piccole in questa notte insonne Ora in viaggio verso L Alba Grazie a Corvo Viola per aver dato luce su un tema così poco affrontato, e avermi dato possibilità di accendere un interesse da poter scrivere un mio pensiero insonne .


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