Amo San Francesco e la meraviglia eterna di Assisi, e penso che la sua memoria non abbia certo bisogno di una nuova festività per ricordarne la grandezza.
Con la tredicesima festa comandata il calendario civile si allunga, mentre quello produttivo si accorcia. E l’Italia, che già lavora poco e cresce meno, sceglie ancora la via facile della sosta, del ponte, della rendita di inattività. La bassa produzione non si corregge fermandosi, ma facendo il contrario: più crescita, più lavoro, più reddito, più occupazione. Questo è l’interesse generale, il benessere di tutti.
Ogni nuova festa nazionale non è un dono, ma un peso. Semmai, qualche festività in eccesso andrebbe ridotta, per ridare fiato ai conti pubblici e slancio all’economia. San Francesco non ne avrebbe a male: lui che scelse la povertà, non avrebbe mai chiesto anche l’ozio.






Ultimi commenti
E così arriverà un'altra "materia" nel programma scolastico: educazione ciclistica dopo la civica, ecologica, sex.gender...tutto fuorché un decente Italiano o il minimo far di
Ma porca p...! Mai, mai, mai una mezza parola riguardo alla totale inosservanza del codice della strada da parte dei ciclisti! Ma dove vivete? Non […]
Quando fu coniato il termine "ruinismo, con un velo di disprezzo, dai cattolici democratici, le idee si contrapposero. Da Rosy Bindi, Franceschini, Romano Prodi....nacquero idee […]
Buongiorno. Tutto giusto però vorrei evidenziare che le piste ciclabili vengono ricavate sottraendo spazio alle automobili e inoltre spesso non vengono utilizzate. Non è questo
Ottimo