Amo San Francesco e la meraviglia eterna di Assisi, e penso che la sua memoria non abbia certo bisogno di una nuova festività per ricordarne la grandezza.
Con la tredicesima festa comandata il calendario civile si allunga, mentre quello produttivo si accorcia. E l’Italia, che già lavora poco e cresce meno, sceglie ancora la via facile della sosta, del ponte, della rendita di inattività. La bassa produzione non si corregge fermandosi, ma facendo il contrario: più crescita, più lavoro, più reddito, più occupazione. Questo è l’interesse generale, il benessere di tutti.
Ogni nuova festa nazionale non è un dono, ma un peso. Semmai, qualche festività in eccesso andrebbe ridotta, per ridare fiato ai conti pubblici e slancio all’economia. San Francesco non ne avrebbe a male: lui che scelse la povertà, non avrebbe mai chiesto anche l’ozio.






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Manca la ciliegina, oltre 100 miliardi di impegno spesa in riarmo annuali, destra o sinistra che sia, sommati alle spese energetiche triplicate grazie agli amici
Rimpiango i tempi del quotidiano l'Unita', quando usciva con allegato l'inserto Tango e poi Cuore. Oggi come oggi, sinceramente, non lo comprerei neanche per usarlo
C'è indiscutibilmente un sistema dietro ed è sempre il solito, quello dei detentori della verità per grazia divina, propagata ed imposta attraverso i centri sociali, […]
Ariani certificati però, mansueti e sottomessi, meglio se anche masochisti d'annata e senza certificato antifascista, utile per saltare la fila.
Sembrano persone pacifiche alle quali è chiesto, in Italia, di non contrastare la nostra Costituzione. Tuttavia anche a loro è possibile parlare del Vangelo.