Amo San Francesco e la meraviglia eterna di Assisi, e penso che la sua memoria non abbia certo bisogno di una nuova festività per ricordarne la grandezza.
Con la tredicesima festa comandata il calendario civile si allunga, mentre quello produttivo si accorcia. E l’Italia, che già lavora poco e cresce meno, sceglie ancora la via facile della sosta, del ponte, della rendita di inattività. La bassa produzione non si corregge fermandosi, ma facendo il contrario: più crescita, più lavoro, più reddito, più occupazione. Questo è l’interesse generale, il benessere di tutti.
Ogni nuova festa nazionale non è un dono, ma un peso. Semmai, qualche festività in eccesso andrebbe ridotta, per ridare fiato ai conti pubblici e slancio all’economia. San Francesco non ne avrebbe a male: lui che scelse la povertà, non avrebbe mai chiesto anche l’ozio.






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Condivido ogni parola. Per chi come me, Reggiano residente a Reggio, era un bambino negli anni '70, un adolescente negli anni '80, studente universitario anni '90 […]
bellissimo, Giuseppe
Infatti hanno già trasferito ben lontano gli uffici di collocamento: immagino la felicità di soggetti forse non auto.muniti! DisoccupatI a vita, grazie al comune che