Ondata estiva Covid, in Italia dopo il picco prosegue la discesa: in calo RT e incidenza dei contagi

Covid contagi tamponi camice verde

L’ultima riunione di luglio della cabina di regia tra Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Regioni/Province autonome, convocata come di consueto ogni venerdì per fare il punto della situazione sullo stato della pandemia in Italia, ha certificato la fase di discesa dell’ondata estiva dopo il picco di contagi causato nelle scorse settimane soprattutto dalle sottovarianti BA.5, BA.2 e BA.4 della variante omicron del nuovo coronavirus.

Secondo i calcoli del ministero e della Protezione civile, il valore dell’indice di trasmissibilità medio dell’infezione da virus Sars-Cov-2 – calcolato sui casi sintomatici – è sceso da 1,23 a 1,03 (range 1,02 – 1,04), rimanendo di poco sopra alla cosiddetta “soglia epidemica” (Rt = 1), il valore che separa convenzionalmente una situazione di epidemia in avanzamento (quando Rt è maggiore di 1) da una situazione di epidemia in regressione (quando Rt è inferiore a 1).

In leggera diminuzione anche l’Rt ospedaliero, ovvero l’indice di trasmissibilità calcolato sui casi di pazienti con Covid-19 che necessitano di ricovero ospedaliero, il cui valore è calato da 1 a 0,95 (range 0,94 – 0,97), scendendo dunque di nuovo al di sotto della soglia epidemica.

Buone notizie anche sul fronte dell’incidenza settimanale dei contagi: negli ultimi sette giorni presi in considerazione, infatti, il valore dell’indicatore è passato da 977 a 727 nuovi casi di positività ogni centomila abitanti. Un valore che rimane in ogni caso per la trentanovesima settimana consecutiva al di sopra della soglia di attenzione di cinquanta nuovi casi ogni centomila abitanti, quella che secondo le indicazioni dell’ex Comitato tecnico-scientifico consentirebbe – se non fosse oltrepassata – il miglior controllo possibile della circolazione del virus grazie a un efficiente contenimento (identificazione dei casi + tracciamento dei relativi contatti), ma che ormai in Italia – e non solo – sembra quasi un miraggio.

L’inversione di tendenza si è registrata anche per quanto riguarda i numeri riferiti alla pressione sulle strutture ospedaliere: stando alla rilevazione del Ministero della salute, infatti, il tasso nazionale di occupazione di posti letto nei reparti di terapia intensiva da parte di pazienti con Covid-19 è rimasto stabile al 4,1% (in Emilia-Romagna però è al 5%), mentre è lievemente diminuito il tasso nazionale di occupazione di posti letto in area medica non critica, passato dal 17,1% del 21 luglio al 17% del 28 luglio (in Emilia-Romagna invece è al 19%).

Osservando la classificazione del rischio epidemico, secondo l’ultimo monitoraggio due regioni sono ritenute “a rischio moderato” (ma una di queste è ad alta probabilità di progressione verso uno scenario peggiore), una regione è stata classificata “a rischio alto” (per non aver raggiunto la soglia minima di qualità dei dati trasmessi all’Istituto superiore di sanità), mentre tutte le altre regioni e province autonome sono considerate “a rischio basso” (anche se una di queste è ad alta probabilità di progressione verso uno scenario peggiore). Sono 9 le regioni e le province autonome che hanno riportato almeno una singola allerta di resilienza, mentre solo una ha fatto registrare molteplici allerte.

È in leggero aumento (dall’11% al 12%) la percentuale dei nuovi casi di positività rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti, mentre la quota di persone contagiate individuate attraverso la comparsa dei sintomi è passata dal 40,5% al 43%; in calo, invece, la percentuale (dal 48% al 46%) dei nuovi casi diagnosticati attraverso le attività di screening.



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