Il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica da parte dello Stato “è un passo importante, ma i fondi stanziati dal governo sono del tutto insufficienti rispetto alla reale entità del problema; così si rischia di approvare una legge che resta sulla carta”: è questa la valutazione della consigliera regionale del Partito Democratico Carla Ludovica Ferrari, che ha depositato un’interrogazione alla giunta per chiedere quali azioni la Regione Emilia-Romagna intenda mettere in campo alla luce dell’approvazione definitiva del disegno di legge n. 1483 sulla prevenzione e la cura dell’obesità.
La norma, approvata dal Senato il primo ottobre scorso, prevede l’inserimento dell’obesità nei livelli essenziali di assistenza (Lea) e l’istituzione di un Osservatorio nazionale. Tuttavia, come è stato sottolineato da più parti, le prime risorse stanziate a livello nazionale sono estremamente limitate: 700.000 euro per il 2025, 800.000 euro per il 2026 e 1,2 milioni di euro annui a partire dal 2027, più 400.000 euro all’anno per la formazione.
I dati parlano chiaro sullo stato della situazione: secondo la sorveglianza Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), in Emilia-Romagna oltre il 43% delle persone adulte tra i 18 e i 69 anni (per un totale di circa 1,3 milioni di persone) risulta essere in sovrappeso o in condizione di obesità, e anche tra i minori i numeri destano preoccupazione. Per questo, ha sottolineato la consigliera Ferrari, “parliamo di un fenomeno importante che non può essere affrontato con finanziamenti simbolici”.
Ferrari ha ricordato come la Regione Emilia-Romagna abbia già avviato alcuni percorsi efficaci, come il modello regionale per la presa in carico del bambino sovrappeso o obeso, le linee guida sulla nutrizione clinica e sulla chirurgia bariatrica, oltre ai Pdta (percorsi diagnostici terapeutici assistenziali) integrati già attivi in alcune Ausl del territorio, come quella di Bologna.
“Chiediamo alla giunta – ha sintetizzato la consigliera Ferrari – di continuare su questa strada, rafforzando i percorsi già attivi e valutando ulteriori azioni. Ma è il governo che deve fare la sua parte, stanziando risorse adeguate per rendere davvero esigibili i nuovi diritti sanciti dalla legge”.







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