Novecento: un viaggio nel Secolo breve, tra il rosso e il nero

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È venerdì 17 gennaio. Sono alla Camera del lavoro di Reggio Emilia, assiso nella sala Santi, e non nella Viola come annunciato nel flyer, a seguire il seminario “Conflitti sociali e rappresentanza nel primo dopoguerra (1919-1921)”. Un pit-stop centenario da quei Venti del Novecento, segnati dall’«inutile strage» di pochi anni prima, che con una piroetta dal rosso virarono al nero. Con morti, feriti, esuli e voltagabbana.

Non pensiate di trovare nelle righe che seguono un puntuale resoconto del seminario. Troverete, e miro in alto, un meta-racconto. Confermando così la vocazione filosofica di fondo di questo giornale virtuale.
Immaginatevi, un tempo, quando la tv smetteva di trasmettere e lo schermo si trasformava in una friggitoria nevosa. Dato che ero fra i meno vecchi della platea, è un’immagine che posso sfoggiare, e se qualche lettore molto, ma molto più giovane leggerà queste righe, verrà a sapere cosa circolava nell’etere cinquant’anni fa, forse un po’ meno.

Da poco si è concluso il cinquantenario del ’68, anni in bianco e nero, e, infatti, nel flyer i curatori, figli del movimento dei Consigli, hanno aggiunto: «analogie col biennio ’68-69?». Non per gli sbocchi, ma per le forme di lotta che le “masse” lavoratrici si diedero a distanza di quarant’anni. Io rimanderei, però, anche al fiumanesimo: 1919 D’Annunzio a Fiume, che non poco influenzò movimenti culturali successivi. Leggete Claudia Salaris in proposito.
Ma concentriamoci su che cosa circolava nella piccola saletta della CGIL reggiana, ospitante molti esponenti della sinistra reggiana che ha attraversato, gli anni caldi degli anni Sessanta e Settanta, in prima fila nelle lotte operaie e politiche. Molto critica, naturalmente, sulle svolte compiute da una sinistra che per loro non è più o non è mai stata tale. E nella sala ci si immerge nell’atmosfera vintage/antica, nonostante si parlasse d’altro, di cent’anni prima.

Le tentazioni sono diaboliche e la tentazione dei parallelismi fra le epoche è sempre forte. Tanto il sindacalista in carica tanto l’ex al tavolo non resistono all’operazione, mentre gli storici, seppur con sfumature diverse, svolgono il loro mestiere, scavano, analizzano un triennio molto importante per la storia dell’Italia novecentesca, ma pure per il resto d’Europa in preda a possenti spinte rivoluzionarie che in diversi casi ebbero, quasi come legge del contrappasso, sbocchi reazionari, se non fascisti. Cioé il controllo totale non solo dello Stato ma anche del cittadino. Addio all’habeas corpus e a tutte le libertà politiche. Il fascismo italiano è stato l’esempio per tutti, in primis per il nazismo hitleriano, che poi c’ha messo del suo.

Un mese fa anche Istoreco ha proposto un semimario sul secolo trascorso da quei Venti: “Il primo dopoguerra a Reggio Emilia (1919-1921). Aspirazioni rivoluzionarie, scontro sociale, origini del fascismo”. Interessante confrontare, e qui casco nelle comparazioni pure io, il taglio dei due titoli. A voi cogliere le differenze.




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