Don Borghi perdonò, morto il fucilatore

Don Giuseppe Dossetti

“Maria Maddalena stava all’esterno, vicino al sepolcro, e piangeva. Mentre piangeva, si chinò verso il sepolcro  e vide due angeli in bianche vesti, seduti l’uno dalla parte del capo e l’altro dei piedi, dove era stato posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: “Donna, perché piangi?”. Rispose loro: “Hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno posto”. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù, in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù.  Le disse Gesù: “Donna, perché piangi? Chi cerchi?”. Ella, pensando che fosse il custode del giardino, gli disse: “Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io andrò a prenderlo”. Gesù le disse: “Maria!”. Ella si voltò e gli disse in ebraico: “Rabbunì!” – che significa: “Maestro!”. Gesù le disse: “Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma va’ dai miei fratelli e di’ loro: “Salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro””(Gv 20,11-17).

Quante persone oggi piangono presso il sepolcro di un loro caro e quante pietre pesanti chiudono il nostro cuore! Come desideriamo che le porte si aprano, le porte delle case, degli ospedali, delle prigioni! Scrutiamo con ansia i segnali di un rallentamento, forse della fine della pandemia.

I nostri desideri, tuttavia, debbono diventare più alti. La risurrezione che aspettiamo e invochiamo non può consistere nel ritornare come prima. Non dobbiamo dimenticare, non dobbiamo lasciare le tante Marie a piangere, sole, accanto alla tomba dei loro cari.

La risurrezione, per Maria Maddalena, non comincia dal sepolcro vuoto ma dal momento nel quale lo Sconosciuto pronunzia il suo nome. Quanta tenerezza, in quella parola! Certo, la morte e il male del mondo non possono essere cancellati. Ma c’è una promessa, anzi, una nuova realtà: l’amore è più grande di tutto, trasforma tutto, anche quelle piaghe che trafiggono le mani del Risorto.

In questi giorni, è morto a 93 anni Sergio, che ne aveva 15, quando fece parte del plotone d’esecuzione di don Pasquino Borghi e dei suoi compagni. Gli venne chiesto di dare il colpo di grazia al sacerdote. L’educazione fascista che aveva ricevuto ne fece uno strumento di morte, nella grande tragedia della guerra. Dopo tanti anni, il gruppo, che si occupa di promuovere la memoria di don Pasquino, è riuscito a mettersi in contatto con lui. Tra le altre cose, egli ci ha detto che subito dopo quel gesto orribile, egli ebbe assoluta certezza di due cose: che don Pasquino lo aveva perdonato e che, da quel momento, la sua vita doveva essere spesa per il bene degli altri. Così, egli si adoperò nella amministrazione della sanità e nel volontariato in favore dei malati oncologici. Nel gennaio di quest’anno, nella ricorrenza dell’uccisione di don Pasquino, egli firmò, assieme ai familiari del sacerdote, una memoria, nella quale si attestava la fecondità del perdono.

La risurrezione, che celebriamo a Pasqua, comincia quaggiù, nella nostra storia quotidiana. L’eterno scende nel tempo, lo risana e lo trasforma. “Il sangue è diventato luce”, disse il nostro vescovo Massimo, commemorando don Pasquino.

Questi lunghi mesi hanno accumulato un grande carico di sofferenza. Che cosa ne vogliamo fare? Buttarlo via, dimenticarlo? La storia di Maria Maddalena, quella di don Pasquino e di Sergio,ci suggeriscono che, proprio nel dolore, può avvenire l’incontro con un Tu che pronunzia il nostro nome. Per questo, dobbiamo accostarci con grande rispetto all’uomo che soffre. E’ necessario il silenzio, perché le parole riacquistino senso.

Auguro a tutti noi la gioia dell’ incontro. Che i vostri cuori si aprano alla preghiera, comunque voi la intendiate. Che non abbiate paura di avere pensieri e propositi buoni, di conforto e di solidarietà. Che la memoria di questi giorni ci renda tutti più umili, ma più confidenti che valga la pena impegnarsi per il bene comune.




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