Merola: partiti inadeguati. Al voto per il sindaco il Pd rinunci a simbolo per unica lista civica di coalizione

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La proposta choc per il Partito democratico arriva dal sindaco di Bologna Virginio Merola con un lungo post su Facebook nel quale illustra la sua ricetta per le elezioni del primo cittadino nel 2021.

“Civismo, una riflessione.

La questione del rapporto con le liste civiche, per come è stata impostata finora, a me pare inadeguata e già vista. Partiti + liste civiche =alleanza larga. La quantità, non la qualità. La vera differenza la può fare solo il candidato. Quindi è uno schema debole, che si affida alla personalizzazione. E che fa dei programmi, un aspetto secondario, perché in fondo le alleanze saranno accordi per rappresentare interessi specifici sommati insieme.

Civico, lo ripeto, non è incolore, non può essere un centro da rappresentare che oggi non esiste politicamente. All’amico Casini dico, ma perché ti sei presentato nel Pd e non con una tua lista? Civico è partecipare, dal basso, a un progetto di città, condividere, un patto di collaborazione tra diversi e uguali, per una idea di città come bene comune. Quindi io non rifiuto il rapporto con liste civiche, ma dico che occorre prendere sul serio e con rispetto la parola civismo, e lasciare da parte le vecchie idee del secolo scorso. I partiti oggi sono inadeguati, anche se necessari. E c’è bisogno di socializzare la politica attraverso una azione di tante persone e associazioni. Dal basso, da Bologna ancora una volta laboratorio democratico, può nascere una prospettiva nuova: una coalizione civica (non mi riferisco a chi è in Consiglio Comunale anche se trovo molto azzeccata l’idea del nome), formata da partiti e associazioni, che si presenta alle elezioni insieme, non separata per liste di partito e liste civiche, con un nome comune, lista di candidati insieme e unica per il Comune.

Si tratta di avviare un confronto sui progetti e le proposte, per arrivare a definire in modo vero e trasparente un programma elettorale, e di scegliere i candidati verificando sul campo chi propone le idee o rappresenta meglio pezzi di città o tematiche importanti. Assemblee diffuse, aperte a tutti in città possono aprire il percorso di partecipazione della grande coalizione civica. Per il Pd è un modo per mettere alla prova l’idea di campo democratico. E, quindi, di mettere in conto di rinunciare al simbolo e a liste tutte di partito. Per chi vuole essere civico di rinunciare a proprie liste e simbolo. E condividere un programma e una lista comune. Il candidato sindaco dovrà presentare anche il vice sindaco, una donna e un uomo.

Si tratta di rifondare la politica attraverso un’estensione radicale del potere democratico, di creare una leva di cittadinanza attiva, che rafforza la democrazia elettiva e insieme rafforza la partecipazione delle persone. È tempo di buttare via vecchie, inservibili categorie. Condividere progetti significa accantonare le astuzie e le tattiche, il residuo triste del concetto di egemonia, per sostituirlo con la cooperazione tra diversi.
Per il Pd di Bologna sarebbe un grande segnale di generosità aprire questa prospettiva,vista la forza elettorale che rappresenta e i risultati che può rivendicare di questi miei anni da sindaco. Ne avrebbe in cambio la fresca rivitalizzazione del proprio modo di essere e di praticare l’impegno politico.

Comprendo bene chi dice di non chiudere al rapporto con i civici. Ma si tratta proprio invece di prendere sul serio questa prospettiva: che non può essere solo la solita lista di persone di centro senza più un partito. E non è possibile, mentre il mondo intero è in conflitto tra destra e sinistra, sopportare chi non prende posizione sul mondo e fa del centro una nicchia locale per carriere locali. Bologna è una porta aperta sul mondo e a questo livello deve collocare le sue scelte. Non è indifferente che a Roma o in Europa governino i democratici o i sovranisti autoritari. E questa nuova destra, autoritaria, illiberale e razzista rende davvero misera la litania del non essere né di destra né di sinistra

Questa dunque è una proposta per prendere sul serio le potenzialità del civismo autentico. Richiede coraggio, rispetto e fine di ogni rendita di posizione. Spetta a ognuno nel Pd scegliere tra generosità o avarizia, subordinando al progetto la propria collocazione personale. E rispondere se vuole nel merito, non tirando fuori mie fantomatiche chiusure a priori. Perché se si trattasse solo di un accordicchio per non buttare via niente, non credo sarebbe così dirimente essere d’accordo o meno. E non mi batterei nemmeno per impedirlo.

E per favore, non fatemi passare per quello che da’ per scontata la vittoria: per ora di scontato ho sentito solo le banalità di sempre: meglio un’alleanza larga che stretta, meglio un accordo che le primarie, meglio un candidato migliore che peggiore. Che noia.

Chiudo con un pensiero di Vittorio Foa nel ricordare la sua militanza antifascista nel movimento di Giustizia e Libertà: “Non dicevamo alla gente quel che doveva pensare, le chiedevamo di pensare essa stessa”.



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