Scuola, l’Emilia-Romagna ancora alle prese con il problema delle “classi-pollaio”. Salomoni: “Serve più organico”

Paola Salomoni assessora Regione Emilia Romagna

Venerdì 9 settembre l’assessora alla scuola della Regione Emilia-Romagna Paola Salomoni, a margine di una conferenza stampa convocata per fare il punto sull’anno scolastico 2022-2023, che in Emilia prenderà il via il prossimo 15 settembre, ha confermato che nonostante alcuni miglioramenti non è stato ancora risolto il problema della numerosità delle classi, con il permanere dunque delle criticità legate all’esistenza delle cosiddette “classi-pollaio” (quelle formate da un numero di studenti e studentesse superiore al limite previsto dalla normativa scolastica vigente).

“Serve più organico”, ha sintetizzato l’assessora, riprendendo i contenuti dell’incontro organizzato tra la Regione e il ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi a inizio agosto: ma a causa della crisi di governo che ha portato alle dimissioni del presidente del consiglio Draghi “anche il ministero ha una capacità di azione limitata”, ha sottolineato Salomoni.

La Regione ha chiesto più volte a Roma di intervenire sul numero medio per riequilibrare la situazione. “Abbiamo ripresentato questo tema perché quello che si nota è che il numero medio di insegnanti in Emilia-Romagna rispetto al numero di studenti è più basso di quello di altre regioni, dunque abbiamo chiesto una correzione di questo fattore”. La numerosità delle classi, ha aggiunto l’assessora proseguendo il ragionamento, “dipende dal numero di insegnanti, ma anche da altri aspetti di modello didattico e politica di territorio”.

Nel frattempo è stato definito l’organico di fatto: “Spetterà all’Ufficio scolastico regionale fare il punto della situazione – ha anticipato Salomoni – ma posso dire che le criticità che si erano evidenziate per alcune aree montane e per i corsi serali sono state in qualche modo risolte, smorzate; l’organico di fatto ha consentito di sostenere l’equilibrio di sistema. Per quanto riguarda invece la numerosità delle classi, i dati ce li daranno, ma il problema resta sulle classi delle scuole superiori di città, perché c’è ancora crescita demografica e le città attirano”.



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