Il tenente colonnello Maurizio Pallante, comandante del Nucleo investigativo dei carabinieri di Reggio e relatore delle indagini sul caso di Saman Abbas, la ragazza pakistana di 18 anni che svanì nel nulla nella notte tra il 30 aprile e il primo maggio del 2021 dalla sua abitazione di Novellara, nella Bassa reggiana, e che fu ritrovata senza vita solo dopo un anno e mezzo, sepolta nei pressi di un casolare abbandonato nelle campagne novellaresi, continua a portare la sua testimonianza autorevole in contesti istituzionali e formativi di tutta Italia.
Dopo essere stato relatore alla presentazione al Senato del libro “Il delitto di Saman Abbas – Il coraggio di essere libere”, del giornalista della trasmissione tv “Quarto Grado” Giammarco Menga, il tenente colonnello Pallante è intervenuto anche all’Aquila come relatore principale dell’iniziativa promossa dalla Commissione regionale per le pari opportunità della Regione Abruzzo.
Nel corso dell’incontro, inserito nel progetto educativo “On The Road – Entra nelle scuole”, il tenente colonnello Pallante ha ricostruito con rigore investigativo e sensibilità umana le fasi cruciali dell’indagine che ha portato alla scoperta dei resti della giovane ragazza e all’individuazione dei responsabili, sottolineando la difficoltà di operare in un contesto di omertà e fughe all’estero, ma anche la determinazione con cui i carabinieri reggiani hanno portato a termine l’attività investigativa.

Il progetto, patrocinato dall’Ufficio scolastico regionale dell’Abruzzo e dall’Arma dei Carabinieri, porterà la storia di Saman Abbas nelle scuole come strumento di riflessione e prevenzione, per sensibilizzare i giovani sui temi della libertà personale, dell’uguaglianza e del contrasto a ogni forma di violenza. L’iniziativa è destinata poi ad allargarsi nelle altre regioni grazie al supporto del Ministero dell’istruzione.
La presenza del tenente colonnello Pallante come relatore, prima al Senato e ora nelle scuole, per i carabinieri reggiani “rappresenta anche un riconoscimento al lavoro svolto dal Reparto investigativo di Reggio, che con impegno e determinazione ha portato avanti una delle indagini più complesse e delicate degli ultimi anni, restituendo verità e giustizia a una giovane vita spezzata”.
Per la morte della diciottenne pakistana, nel processo d’appello sono stati condannati all’ergastolo – in attesa della sentenza della Cassazione – i genitori della ragazza, il padre Shabbar Abbas e la madre Nazia Shaheen, e due cugini della giovane, Ikram Ijaz e Nomanhulaq Nomanhulaq; la pena per lo zio Danish Hasnain, invece, è stata rideterminata al rialzo, passando dai 14 anni di reclusione comminati in primo grado a 22 anni.






Ultimi commenti
Rimpiango i tempi del quotidiano l'Unita', quando usciva con allegato l'inserto Tango e poi Cuore. Oggi come oggi, sinceramente, non lo comprerei neanche per usarlo
C'è indiscutibilmente un sistema dietro ed è sempre il solito, quello dei detentori della verità per grazia divina, propagata ed imposta attraverso i centri sociali, […]
Ariani certificati però, mansueti e sottomessi, meglio se anche masochisti d'annata e senza certificato antifascista, utile per saltare la fila.
Sembrano persone pacifiche alle quali è chiesto, in Italia, di non contrastare la nostra Costituzione. Tuttavia anche a loro è possibile parlare del Vangelo.
Scusi signor Salsi ma a me lei dal suo profilo mi sembra solo l'ennesimo amico dell'amico a cui il comune gira una caterva di soldi […]