“La macchina del vento” – Wu Ming 1

La macchina del vento – Wu Ming 1
7.3

Ancora storia del Novecento filtrata dalla sospensione fra cruda e tragica realtà e rêveries, fantasticherie. Tra Kronos, il tempo cronologico, e Kairos, il tempo giusto, opportuno.

Con il nuovo romanzo di Wu Ming 1, “La macchina del tempo”, la tribù di Ventotene, per i Greci Pandataria – ossia le centinaia di oppositori al regime fascista (comunisti, socialisti, giellisti, repubblicani anarchici, ecc.), che vennero spediti al confino sull’isola ponziana nel Tirreno – diviene protagonista di un racconto che ha come “avviamento” l’abbattimento dello Stato liberale da parte del fascismo (1922), prende corpo con la scomparsa di Ettore Majorana (1938) e si conclude con la caduta di Benito Mussolini il 25 luglio 1943, e la liberazione dei confinati. Poi comincerà un’altra storia, il Kairos.

Ad accompagnare i protagonisti, il giovane socialista (e narratore) Erminio Squarzanti, di Ferrara, e il fisico Giacomo Pontecorboli, di Roma, entrambi confinati a Ventotene, gli dei dell’Olimpo schierati molti con gli antifascisti e alcuni coi fascisti.

Ma gli dei dalla storia degli uomini non erano mai scomparsi, la stavano seguendo, in contatto con gli dei nordici, da almeno due decenni, da quel fatidico 28 ottobre 1922. E al centro l’orologio misterioso del campanile dell’isola, mai puntuale e forse impossibile da aggiustare.

Se nella dimensione mitologica ritroviamo gli dei omerici, nella vita reale dell’isola incontriamo figure importanti dell’antifascismo quali Sandro Pertini, Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro, Pietro Secchia, Camilla Ravera, Altiero Spinelli, Eugenio Rossi, Eugenio Colorni e… pure un paio di dei dell’Olimpo, più altri che le girano attorno.

Chi leggerà il romanzo, oltre al piacere della lettura, si farà pure una cultura storica e conoscerà nei dettagli qual era la “villeggiatura” a cui i confinati erano destinati; conoscerà nel profondo la figura di Pertini, perno della colonia dei confinati di Ventotene, conoscerà le personalità degli autori del Manifesto per un’Europa libera e unita (noto come Manifesto di Ventotene) e le chiose che Erminio pone al testo (chi fa storia fa sempre storia del presente e aiuta le forze in gioco…).

Insomma: un romanzo storico, ormai lo scrivo spesso, può arrivare in territori preclusi al rigore scientifico a cui uno storico deve attenersi. Quando poi un romanzo come “La macchina del vento” – suddiviso in quattro parti più il prologo Antefatti (1922-1938), e l’inizio della storia vera e propria: La guerra strana (novembre 1938-giugno 1940); Il linguaggio notturno (giugno 1940-dicembre 1940); La discesa, il Kairos (gennaio 1941-luglio 1943); Epilogo (agosto 1943…) – unisce all’invenzione un robusto scenario storico, non solo fa letteratura, ma pure lezione, non leziosa, di storia.

È un romanzo con una sorta di inclinazione “teleologica” che tuttavia non disturba ma accompagna piacevolmente il lettore, anche se descrive la violenza fascista sugli oppositori, a cominciare dai ripetuti appelli quotidiani. Nel rispondere “presente” dei confinati, radunati nella piazza dell’orologio misterioso, all’appello dei fascisti incontriamo anche il reggiano Vivaldo Salsi.

E così con un linguaggio diurno, quello apollineo, e uno notturno, dionisiaco, del misterioso Giacomo, dei e uomini fanno la storia, la influenzano e ne sono tanto vittime quanto protagonisti e testimoni.

 

Wu Ming 1, “La macchina del vento”, Einaudi, 2019, pp. 337, 18,50 euro.

Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia.

 

Colonna sonora

Alan Sorrenti – “Aria”

Bill Haley & His Comets – “Rock Around The Clock”

Marlene Kuntz – “Nuotando nell’Aria”

Echo and the Bunnymen – “The Killing Moon”

Santana – “Song of the Wind”

 

I nostri voti


Stile narrativo
7
Tematica
8
Potenzialità di mercato
7




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