La lotteria degli scontrini

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Non credo sia esagerato definire la lotteria degli scontrini il punto più basso nella lotta all’evasione fiscale mai raggiunto nella storia repubblicana. È il momento in cui il governo abdica a ogni ambizione etica nei confronti dei cittadini scegliendo di affidare al gioco ciò che dovrebbe far parte dell’educazione civica. E’ la resa della partita tra uno Stato autorevole e un altro furbetto, a favore del secondo. Si sceglie di negoziare con il lato meno nobile della società, quello che affida anche gli ultimi denari alla puntata su lotto e lotterie, chiamando in causa la dea fortuna e gli angeli e i santi, affidando il proprio destino non alla ragione e all’impegno etico bensì al fato, al metafisico, all’ultraterreno.

Quando abbiamo scoperto di essere ridotti a tanto? Probabilmente quando la nozione di fortuna è stata sdoganata a livello di forza motrice universale. Va bene che non siamo un paese calvinista, siamo rimasti fedeli al Papa anche ai tempi di Martin Lutero, ma se forse le istituzioni dell’unità d’Italia avessero saputo completare l’opera di formazione della gente italica oggi potremmo provare maggiore considerazione di noi stessi. Invece no.

Verrebbe di dare la colpa alla televisione, quel meccanismo infernale che ha insegnato a parlare l’italiano da Bolzano a Trapani nel secondo dopoguerra, poi ti ricordi che almeno fino agli anni Ottanta la Rai ha svolto una funzione pedagogica di primaria grandezza, mentre la progressiva introduzione della tv berlusconiana nelle case degli italiani poneva le basi per il degrado e il trash dei decenni successivi, e allora cambi strada.

Sarebbe consolatorio dare la colpa a uno solo ma non basterebbe a raccontare la verità. Ricordate quante sconfessioni ricevette il ministro prodiano Tommaso Padoa Schioppa quando, in forma di paradosso ma non poi tanto, dichiarò quanto fosse bello pagare le tasse? La maggior parte degli italiani lo guardò come un alieno, e alieno Padoa Schioppa lo era davvero nel Belpaese anarchico e individualista più portato alla furbizia che alla condivisione.

Non c’è in effetti di che sorprendersi. In una società dove anche un professionista deve ingaggiare un commercialista in pianta stabile per provare a districarsi in un oceano caotico di norme, prassi e procedure, e spesso il commercialista costa più del reddito prodotto, ogni promessa di conquista in forma regolare di una carriera accettabile diventa un’opzione, non una certezza. Di qui nasce il ricorso atavico al Pantheon contemporaneo, sia esso composto di superstizione, ritualità, pratiche new age. La fortuna, l’estro, l’irruzione degli archetipi junghiani a modellare una coscienza superiore.

L’italiano furbo e mediocre somiglia all’Ultimo Uomo di Nietzsche laddove ne manifesta l’ammiccamento e la sopravvivenza a ogni tormento. L’obiettivo è analogo, di basso valore: denari, solo denari per campare ancora un poco nella desolazione del proprio ego martoriato da un sistema di progressiva riduzione della forza spirituale dell’Übermensch. Di cui la nostra singola e residua aspirazione al meglio è sempre meno nutrita.




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