Il punto sulla pandemia in Italia: ancora in calo incidenza dei contagi, RT e ospedalizzazioni

letto ospedale Sant Orsola Bologna

La seconda riunione di febbraio della cabina di regia tra Ministero della salute, Istituto superiore di sanità e Regioni/Province autonome, convocata per fare il punto della situazione sulla quarta ondata dell’epidemia di nuovo coronavirus, ormai caratterizzata quasi interamente dalla variante omicron (che ha una prevalenza superiore al 99%, secondo l’ultima indagine rapida condotta dall’Iss e dal ministero), ha confermato le buone notizie già emerse nella rilevazione precedente.

La prima riguarda la diminuzione costante del numero delle persone positive, segnale che potrebbe indicare per l’Italia l’ormai avvenuto raggiungimento del picco pandemico di questa ondata e l’inizio della discesa. Il monitoraggio sullo stato dell’emergenza sanitaria ha infatti certificato un altro calo – dopo settimane di continue impennate – dell’incidenza settimanale dei contagi, passata da 1.362 a 962 nuovi casi ogni centomila abitanti.

Un valore che rimane comunque per la quindicesima settimana consecutiva molto al di sopra della soglia di attenzione di cinquanta nuovi casi ogni centomila abitanti, quella che secondo il Comitato tecnico-scientifico consentirebbe – se non fosse oltrepassata – il miglior controllo possibile della circolazione del virus grazie a un più efficiente contenimento (identificazione dei casi + tracciamento dei relativi contatti). L’Italia, in questa fase, è ancora lontanissima dal rientrare sotto quella soglia, anche se il trend, che è stato in costante crescita per oltre tre mesi, si sta ormai stabilmente invertendo.

La seconda buona notizia, invece, riguarda l’RT: secondo i numeri del ministero e della Protezione civile, il valore dell’indice di trasmissibilità medio dell’infezione da virus Sars-Cov-2 – calcolato sui casi sintomatici – è sceso a quota 0,89 (range: 0,79 – 1,02), in diminuzione rispetto alla rilevazione precedente; un dato che da fine gennaio è tornato, dopo quasi tre mesi, al di sotto della soglia epidemica (Rt = 1), il valore che separa convenzionalmente una situazione di epidemia in avanzamento (quando Rt è maggiore di 1) da una situazione di epidemia in regressione (quando Rt è inferiore a 1).

In leggero calo anche il cosiddetto “Rt ospedaliero”, ovvero l’indice di trasmissibilità calcolato sui casi di Covid-19 che necessitano di ricovero ospedaliero: un valore sceso a quota 0,86 (range: 0,85 – 0,88) rispetto allo 0,89 della rilevazione precedente, dunque anch’esso al di sotto della soglia epidemica.

Un’altra buona notizia, infine, riguarda gli indicatori relativi alla pressione sulle strutture ospedaliere: il tasso di occupazione nei reparti di terapia intensiva a livello nazionale è sceso per la quarta settimana consecutiva, passando dal 14,8% del 3 febbraio al 13,4% del 10 febbraio; nello stesso lasso di tempo, inoltre, il tasso di occupazione in aree mediche ha fatto registrare un decremento di tre punti percentuali, passando dal precedente 29,5% all’attuale 26,5%.

Per quanto riguarda la classificazione del rischio epidemico, secondo l’ultima rilevazione disponibile quattro tra regioni e province autonome sono classificate a rischio alto (ma a causa dell’impossibilità di valutazione per incompletezza dei dati inviati), una regione è considerata a rischio moderato, mentre sono sedici le regioni e province autonome ritenute a rischio basso; tra queste ultime, tuttavia, due sono sotto osservazione perché ad alta probabilità di progressione verso uno scenario peggiore. Undici tra regioni e province autonome hanno riportato almeno un’allerta di resilienza, ma una sola di loro ha riportato molteplici allerte di resilienza.

È in diminuzione il numero di nuovi casi di Covid-19 non associati a catene di trasmissione (410.941, contro i 553.860 del monitoraggio precedente), mentre è in leggera risalita (dal 17% al 18%) la percentuale dei casi rilevati attraverso l’attività di tracciamento dei contatti. Nel frattempo è scesa la quota di casi rilevati attraverso la comparsa dei sintomi (dal 38% al 33%), mentre è aumentata la percentuale (dal 45% al 48%) dei nuovi casi diagnosticati attraverso le attività di screening.



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