Non è corretto definirlo mercato. È una distesa in continua espansione che ha lo squallore come criterio basilare di appartenenza. Nella Siberia centrale i mercatini ambulanti collocati a ridosso della linea ferroviaria possiedono migliore qualità e dignità. A Reggio Emilia, due mattine la settimana, l’occupazione si estende su di una larga fetta di centro storico.

Le foto testimoniano solo in parte il mutamento estetico di una città che sempre più tende a perdere i segni della propria identità. Bancarelle improvvisate, prive di qualsiasi tratto che ricordi l’appartenenza alla civiltà, espongono supposte attrazioni al grido “tutto a 0,50!”.
Poi si sale di prezzo e di target: tutto a un euro, talvolta persino a 2 e a 3. L’invasione della marea orripilante ha circondato persino il lato orientale del Teatro Valli, ultimo baluardo che resiste al degrado. Il Comune restringe la circolazione in centro ma lascia che camion del secolo scorso scarichino pestilenze avanti e indietro senza controlli. E le licenze? Ma quale licenza puoi acquistare per vendere la merce a un euro? E la polizia locale che fa? E l’assessorato al commercio dov’è? Si dice che i reggiani doc tendano a lamentarsi. E che il centro storico ha perso da tempo il suo vecchio appeal. Luoghi comuni?

Fatevi una bella vasca dalla stazione vecchia ai Giardini Pubblici (io li chiamo ancora così), e poi date un’occhiata alla stupefacente propaganda comprata con soldi pubblici per convincere gli italiani che Reggio Emilia è una città strafiga, piena di giovani, di arte e di cultura. E di commerci assai convenienti, a partire da mezzo euro per comprare qualsiasi oggetto.







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"E molte delle conquiste per cui si è battuta hanno contribuito a rendere il nostro Paese più consapevole e più capace di riconoscere la dignità […]
e vorrei anche vedere che la Regione mi impedisse di circolare col mio veicolo Euro 5 dopo che mi ha applicato un aumento del bollo di
... Quel che è certo è che al suo arrivo nel più alto dei Cieli, essa troverà le anime di quei bimbi mai nati protese […]
Farcire qualsiasi cosa con “città antifascista” ha veramente rotto, stereotipo prezzemolato stantio e senza senso innalzato a stendardo della verità pura (solo ostentata ma niente […]
Aaah se ci fossi io