Il Comune di Castelfranco Emilia si costituirà parte civile nel processo per l’omicidio di Gabriela e Renata Trandafir

Gabriela Trandafir e Renata Alexandra Trandafir

Il Comune di Castelfranco Emilia si costituirà parte civile nel processo per il duplice omicidio di Gabriela Trandafir, 47 anni, e della figlia Renata Alexandra, 22 anni, uccise lunedì 13 giugno a colpi di fucile nella villetta residenziale in cui vivevano a Cavazzona, frazione nelle campagne del comune modenese: nella seduta di giovedì 16 giugno, infatti, il consiglio comunale ha approvato all’unanimità la decisione, sottoscritta in fase di presentazione da tutti i gruppi consiliari.

Come evidenziato nell’ordine del giorno approvato, si tratta di “una tragedia familiare che colpisce da vicino la nostra comunità e che scuote le nostre coscienze nell’impegno comune per il contrasto alla cultura della violenza e della violenza di genere, ovvero quella perpetrata ai danni delle donne, come manifestazione discriminatoria ed espressione più grave di relazioni di potere diseguale tra uomini e donne. Una tragedia che deve ancora di più concretizzarsi in azioni, per quanto di competenza dell’ente locale, all’interno delle scuole e nella comunità, per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne, in quanto lesive dei diritti umani, della libertà, della dignità e dell’inviolabilità della persona, e per favorire il pieno sviluppo della persona e l’autodeterminazione femminile, come elemento di cambiamento e progresso della società”.

Per il doppio femminicidio è stato arrestato Salvatore Montefusco, imprenditore edile di 69 anni e marito di Gabriela Trandafir, dalla quale si stava separando: è accusato di duplice omicidio pluriaggravato e nel corso dell’udienza preliminare, avvenuta all’interno del carcere Sant’Anna di Modena, ha ammesso le proprie responsabilità.

Come hanno sottoscritto tutti i componenti dell’aula consiliare, “in ogni caso di violenza e abuso sulle donne è configurabile un danno morale arrecato al Comune e alla collettività che lo stesso rappresenta e tutela, per aver oltraggiato l’obiettivo e, prima ancora, il valore della libertà di autodeterminazione della donna e della pacifica convivenza nell’ambito comunale”.

Da qui, dunque, la decisione di avviare con la massima priorità l’iter di costituzione di parte civile nel processo penale “devolvendo l’eventuale risarcimento a sostegno delle azioni di prevenzione contro la violenza sulle donne, sostenendo in primis i progetti dello Sportello antiviolenza locale”, con il contestuale obiettivo di “coinvolgere la Provincia di Modena e la Regione Emilia-Romagna affinché, anch’esse, valutino la possibilità di costituzione di parte civile riconoscendo che il femminicidio, e nello specifico la violenza domestica, non rappresentano solo una lesione dei diritti della donna, un fatto privato, né tantomeno sono un “fatto di donne”, ma costituiscono una profonda ferita per la società tutta, che è collettivamente responsabile per l’eliminazione di quella cultura e di quegli stereotipi che ancora oggi minano l’autodeterminazione, la libertà, la vita delle donne e il sereno sviluppo dei bambini e delle bambine che, in ambito famigliare, assistono a queste violenze e ne subiscono le conseguenze in termini psicologici”.

“Non va dimenticato – conclude l’ordine del giorno – che la violenza maschile sulle donne è un problema degli uomini. Oltre che nella risposta alle vittime, bisogna lavorare con gli uomini che agiscono con violenza. Esistono dei servizi sul territorio e la comunità deve rispondere, così come anche gli uomini devono farsi carico di portare al cambiamento”.



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