“I figli che non voglio”, ecco il perché

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«Non voglio figli non perché non ho abbastanza soldi, né perché non saprei con chi farli, né perché non mi piacciono i bambini, non li voglio e basta, e come me tante persone».
Il libro che avete fra le mani è nato proprio da questa affermazione nata nel corso di una riunione di Redazione di “Specchio”, l’inserto domenicale della “Stampa”. A porre la questione, che ha subito animato il dibattito, è stata la curatrice di questo stimolante libro, Simonetta Sciandivasci (foto in alto).

Le diverse opinioni a confronto, spiegate senza tifoseria ma partendo da ragioni profonde, consentono al lettore di farsi un quadro della complessità soggettiva (e sociale) del cosiddetto «inverno demografico», com’è banalmente comunicato al grande pubblico il problema demografico, che in Italia certamente esiste, un fenomeno, però, che non coinvolge tutto il mondo in cui vivono oltre otto miliardi di abitanti.

«Caro Istat, ti scrivo perché non rientro nei tuoi grandi numeri. Precisamente, da quanto mi risulti, sto in un misero 5 per cento. Una florida e talvolta felice minoranza di donne che non fanno figli perché non vogliono. E non perché non possono permetterselo, o perché sono sfiduciate, spente, nichiliste, sole, ciniche … Secondo te è poco?». Così Sciandivasci.
In redazione, informa la giornalista della “Stampa”, sono arrivate molte lettere/articoli, tanti spontaneamente altri sollecitati, soprattutto quelli dei pochi maschi che hanno partecipato al dibattito.

«Nessun uomo (devo dire maschio?) – scrive la curatrice – si è offerto di scrivere. Forse perché lo abbiamo chiamato “Dibattito sulla maternità” e, mentre c’è abbondanza di uomini disponibili a parlare di femminismo, facendone una professione, c’è penuria di uomini disponibili a parlare di maternità». Essere o non essere questo è il dilemma (cit.)

Gli interventi pubblicati sono di intellettuali, molte scrittrici, che spiegano la loro scelta di essere primipare o nullipari o di avere più figli. Nadia Terranova, quarantaquatrenne, scrittrice, che al momento della stesura del suo intervento era è in attesa di una figlia, parla di maternità al plurale. Scrive: «È giusto che sia così: non esiste la maternità esistono “le” maternità, plurali, tante quante siamo, anzi di più. Chi ha più figli lo sa benissimo, anche meglio di me, soprattutto se fatti in età diverse». Oppure vi sono posizioni agnostiche come quella di Elisa Casseri, romanziera: « I figli non sono la mia religione, ma nemmeno potrei dichiararmi atea».

Immergersi nella lettura del libro significa, come per chi scrive, scoprire un mondo in buona parte sconosciuto che se non fosse stata per la richiesta del direttore di recensire I figli che non voglio sarebbe rimasto probabilmente sospeso nel limbo degli interessi. E quindi, direte voi?. E quindi, è un invito a leggere anche ciò che a prima vista potrebbe sembrare molto lontano da voi.

Detto questo, chiudiamo, per partigianeria, con una voce maschile, quello dello scrittore e cameriere Sandro Bonvissuto: «Gli uomini non sono padri per natura, essere madre è natura, essere padre è un’altra cosa. Forse per questo si tratta di un ruolo così ambiguo, spesso sovversivo, o creativo, un compito ausiliario, ma senz’altro vitale. Perché un mondo senza padri sarebbe come un biliardo senza sponde … privo di limiti, senza la tutela che garantisce il confine di un rifiuto; è l’immagine paterna a governare il super-io. Ma la demolizione del maschio si è portata appresso anche la sconfitta del padre». Sarei tentato di mettere il punto qui e salutarvi, perché sono parole molto chiare e, per certi versi, confortanti (per noi maschi, intendo). Poi Bonvissuto, non so se perché travolto dall’afflizione dei nostri tempi (il politicamente corretto, forse), aggiunge, e io deontologicamente non lo posso ignorare: «Ed è strano perché essere padri non significa mica essere maschi».
Sogni infranti.

«Questa è la fine, bellissima amica/Questa è la fine, mia unica amica, la fine /di nostri elaborati piani, la fine /di ogni cosa che resiste, la fine» (The Doors, “The end”). O no?

(Simonetta Sciandivasci (a cura di), I figli che non voglio, Mondadori, 2022, pp. 214, 18,00 euro – recensione di Glauco Bertani).

(Si ringrazia la Libreria del Teatro, via Crispi 6, Reggio Emilia).

I nostri voti


Stile narrativo
8
Tematica
7
Potenzialità di mercato
7




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