Hub urbano centro storico Reggio, una cinquantina di proposte sul tavolo dell’assemblea

assemblea hub urbano centro storico Reggio Emilia incontro 19 febbraio 2026 – CoRE

Giovedì 19 febbraio nella sede reggiana della Camera di commercio dell’Emilia si è riunita l’assemblea dell’hub urbano del centro storico di Reggio Emilia: oltre 160 le presenze tra commercianti, associazioni di categoria, comitati e portatori di interesse.

All’ordine del giorno c’erano le strategie per la promozione e il rilancio dell’esagono, anche alla luce dei bandi regionali per gli hub urbani che potranno far arrivare in città fino a un massimo di 560.000 euro in due anni (più un cofinanziamento comunale del 30%) per azioni di sostegno al commercio, riqualificazione degli spazi pubblici e attività di promozione e marketing territoriale. Sono una cinquantina le proposte dell’assemblea hub urbano, presentate da 21 proponenti tra esercizi commerciali, associazioni e comitati.

L’hub urbano, per l’assessora comunale all’economia urbana Stefania Bondavalli, “è un’opportunità strategica, una struttura stabile per determinare una direzione condivisa e coinvolgere operatori economici, cittadini, associazioni e istituzioni in maniera corresponsabile, per contribuire al comune obiettivo di rilanciare il centro. Per dare forza e concretezza al piano di rilancio del centro di Reggio mette a disposizione risorse per il 2026 e il 2027 articolate su tre linee di finanziamento, che ci consentiranno di sostenere investimenti, attività economiche, progetti di attrattività e azioni di promozione. Le oltre cinquanta proposte che ci sono state presentate dai commercianti mostrano quanto l’attenzione per il centro sia viva”.

L’hub, continua Bondavalli, “oltre a essere una regia operativa è uno strumento fondamentale per la promozione, l’accompagnamento e la semplificazione, che si inserisce in una strategia più ampia che comprende interventi di riqualificazione come quello dell’area dell’ex caserma Zucchi e di parco del Popolo, di manutenzione e per migliorare la sicurezza, nuovi eventi e format, sviluppo dei mercati e un nuova agenzia di promozione integrata del centro. Il tutto con l’obiettivo di un centro storico più curato, accessibile, vitale e attrattivo, capace di sostenere chi vi lavora e di richiamare residenti, cittadini e visitatori”.

Da una parte si va verso l’aumento dell’impegno per manutenzioni urbane (a cui l’amministrazione comunale ha destinato 300.000 euro per il 2026, in particolare per la riqualificazione dei portici di San Pietro, del parco Cervi, oltre che per arredi, illuminazione e pavimentazioni), pulizia (con incremento dell’attività), sicurezza e accessibilità; dall’altra si lavora a un cartellone di eventi che quest’anno si tradurrà in quasi 200 giornate di appuntamenti tra festival culturali, enogastronomia (con un format per “Cibo e Gente dell’Emilia” e un nuovo evento dedicato all’erbazzone Igp), vintage ed eventi sportivi.

Un lavoro che prende anche spunto dagli esiti della ricerca “Reggio Emilia: il centro che vive. Il commercio come leva per la socialità e rigenerazione urbana”, presentata proprio durante l’incontro dell’assemblea dell’hub urbano del centro storico, che evidenzia come il centro possa tornare a essere un’infrastruttura urbana viva, dove commercio e relazioni si rafforzano a vicenda.

Per il professor Stefano Micelli, autore della ricerca, il centro storico reggiano “al pari di tante altre città italiane ed europee vive una fase di transizione per molti aspetti difficile e impegnativa. La ricerca mette in evidenza sperimentazioni e progetti imprenditoriali che guardano al futuro in una prospettiva originale e innovativa: non solo luogo di acquisto, ma spazio di relazione, esperienza e identità. Dall’ascolto di imprese, cittadini e associazioni emergono energie diffuse e sperimentazioni già attive da assecondare e diffondere. Dall’ascolto emerge un bisogno chiaro: ridurre la frammentazione e rendere più semplice l’accesso agli spazi. Il commercio di prossimità è letto come funzione sociale, capace di generare fiducia, appartenenza e nuove occasioni di incontro. Gli spazi sfitti diventano una risorsa da riattivare con usi temporanei e sperimentazioni”.



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