Ferrarini, una storia tutta da riscrivere

prosciutto cotto Ferrarini

Non è ancora sciolto il nodo del tentativo di scalata del Gruppo Bonterre – Opas – HB alla Ferrarini.

La Corte d’Appello di Bologna, dopo l’udienza tenuta il 25 settembre, ha rinviato di un mese ogni decisione sulla legittimità di un secondo piano concordatario presentato dalla Ferrarini contenente condizioni di gran lunga migliorative – per i creditori – rispetto al primo.

La mossa di quest’ultima ha spiazzato la cordata concorrente, che ha cercato di bloccare sul piano giudiziario una proposta che, a quanto pare, otterrebbe facilmente il parere favorevole dei creditori.

Nel frattempo la cordata del Gruppo Bonterre ha fatto risuonare pressoché quotidianamente la grancassa della stampa amica locale e non, ottenendo anche il sostegno di “insigni” politici, come Renzi, la Ministra Terranova e l’Assessore Regionale Mammi, e di Associazioni di Categoria come la Coldiretti.

Naturalmente, non poteva mancare il sostegno di Telereggio, che manderà in onda nei prossimi giorni uno speciale, con un rappresentante della cordata Bonterre, a magnificare il piano di quest’ultima, senza alcun contradditorio.

Perché, della Ferrarini, Telereggio ha ritenuto bene di non chiamare nessuno.
Naturalmente la cordata del Gruppo Bonterre non ha mancato di esaltare il proprio progetto alternativo, asseritamente capace di garantire i creditori; di costruire un processo di filiera tutto italiano dall’allevatore al consumatore; di assicurare ai dipendenti “la fruibilità certa e immediata negli stabilimenti del Gruppo Bonterre”.
Cercando di screditare il piano Ferrarini, accusata – fra l’altro – di “ostacolare l’instaurare della leale procedura competitiva prevista dalla legge nell’interesse dei creditori”.

La parte più aggressiva della cordata Bonterre sembra essere Grandi Salumifici Italiani S.p.A. con il “grande vecchio”, licenziato da Iren, che oggi siede nel suo Consiglio di Amministrazione – nella parte di suggeritore occulto – ma neppure troppo e Patrocinatore della stessa avanti la Corte d’Appello di Bologna.

In realtà il Grande Vecchio deve avere non pochi problemi per non disvelare la reale situazione della Sua Assistita.
Che nel 2019 ha chiuso il bilancio di esercizio con una perdita di 6 milioni di euro.
Che, per lo stesso anno, ha visto un peggioramento della sua situazione debitoria, passata da 213 milioni dell’anno precedente a ben 245 milioni.
Con un incremento importante dei debiti verso i fornitori, aumentati di 20 milioni (da 174 a 194 milioni).

La prima semestrale 2020 ha visto un ulteriore indebitamento di 10 milioni di euro.
Il peggioramento della situazione debitoria di Grandi Salumifici Italiani renderà quindi piuttosto difficoltoso il rimborso dei finanziamenti “battezzati” a medio e lungo termine, per un totale di 9,2 milioni di euro entro il 2020 e di ulteriori 14,1 milioni entro il 2021.

Fra l’altro, la Società ha da poco subito un accertamento da parte delle Fiamme Gialle Modenesi che ha consentito di rilevare che la stessa applicava alle Aziende del proprio gruppo prezzi inferiori rispetto a quelli praticati nei confronti di altre Aziende terze “indipendenti”, riducendo così la base imponibile da sottoporre a tassazione nel territorio italiano.

Nel periodo 2013-2017 Grandi Salumifici Italiani avrebbe omesso di dichiarare redditi per 29 milioni.

La Società, nel 2019, ha definito la questione con Agenzia delle Entrate mediante accertamento con adesione, con il versamento complessivo di 3 milioni di euro.

Insomma, Grandi Salumifici Italiani non sembra stare troppo bene in salute e, negli anni, ha pure cercato di “risparmiare” qualche milione di euro in barba al fisco.
L’impressione che se ne riporta è che questa Società, più che salvare la Ferrarini, abbia tutta l’intenzione di salvare se stessa.
Il brand Ferrarini, conosciuto in tutta Italia per la qualità dei suoi prodotti, certamente fa gola.

Anche perché la sua rete commerciale è capillare e va dalle più importanti catene di Supermercati (vedi Esselunga) ai piccoli negozi di città.
Insomma.

Un brand e una rete commerciale che consentirebbero – se acquisiti – a Grandi Salumifici Italiani di risolvere i propri problemi e guardare al futuro con un po’ più di serenità.
Perché l’acquisizione darebbe a Grandi Salumifici Italiani la certezza di moltiplicare il fatturato e di andare oltre i Supermercati a marchio Coop, suoi principali clienti.
Supermercati a marchio Coop che, stando alle notizie e ai bilanci, sembrano navigare in acque più che tempestose.

Vedremo come andrà a finire.



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